Mese: Luglio 2021

Dove mettere la cassetta della posta

La cassetta postale è un elemento imprescindibile grazie al quale riusciamo a ricevere la corrispondenza e piccoli pacchi. La sua presenza è obbligatoria per legge e ne esistono davvero tanti modelli in commercio tra i quali puoi trovare certamente quello che maggiormente si adatta al tuo condominio, ufficio o abitazione.

Una domanda che spesso ci si pone prima di acquistare la cassetta della posta, è quella relativa alla sua ubicazione. Non si sa bene infatti quale possa essere il luogo migliore in cui posizionarla e dunque per questo si cerca di capire quale possa essere un posto perfetto che venga incontro alle nostre esigenze di comodità, tenendo chiaramente conto anche delle necessità dei portalettere e corrieri che consegnano la corrispondenza.

Vediamo allora di capire insieme dove posizionare la cassetta della posta e cosa dice in merito la normativa vigente.

Dove posizionare la cassetta postale: Cosa dice la legge

Per quel che riguarda l’ubicazione della cassetta della posta, il riferimento normativo è il Decreto Ministeriale del 9 Aprile 2001. In particolar modo l’articolo 46 recita: “Le cassette devono essere collocate al limite della proprietà, sulla pubblica via o comunque in luogo liberamente accessibile, salvi accordi particolari con l’ufficio postale di distribuzione“.

Dunque appare evidente la necessità di posizionare la cassetta postale in un luogo in cui il portalettere o corriere possa accedere facilmente e senza la necessità di dover chiedere a qualcuno di poter fare accesso ai locali ed essere accompagnato nella zona in cui è presente la bacheca delle lettere.

Ciò avviene per velocizzare il loro lavoro, che altrimenti al contrario sarebbe continuamente rallentato dal dover bussare di volta in volta e accedere all’androne o scala per individuare la cassetta delle lettere, con il rischio di rallentare il proprio lavoro e dunque la consegna di tutta la corrispondenza o pacchi.

Cosa accade se la cassetta è ubicata nel posto sbagliato?

In questo caso è l’articolo 37 a sciogliere ogni dubbio: “Gli invii di posta che non è possibile recapitare all’indirizzo indicato, possono essere ritirati presso l’ufficio postale di distribuzione dal destinatario o dalle persone a ciò abilitate dallo stesso o dalla normativa vigente, entro i termini di giacenza indicati all’art. 49“.

Dunque nel caso in cui la cassetta postale non sia posizionata sulla pubblica via, o se questa è comunque collocata in un punto difficile da raggiungere per il portalettere, egli può anche decidere di non effettuare la consegna e l’utente sarà dunque costretto a recarsi presso l’ufficio postale di riferimento per ritirare la propria corrispondenza.

Ciò non è chiaramente piacevole perché richiede una inevitabile perdita di tempo, motivo per cui è bene posizionare sin dall’inizio la cassetta della posta in un punto appropriato.

Come fissare la cassetta postale sulla cancellata?

Abbiamo visto che la soluzione più adeguata da adottare è quella di posizionare la cassetta postale sulla pubblica via. In che maniera è dunque possibile fissarla sulla cancellata? Esistono a tal proposito degli appositi kit di fissaggio che sono compatibili con tutti i modelli di cassette postali, e che consentono di ancorare la cassetta in maniera sicura alla cancellata così che questa non possa né scivolare ne essere sottratta da eventuali malintenzionati.

Si tratta della soluzione più rapida ed efficace per posizionare sin dall’inizio la propria cassetta postale nel luogo più appropriato rispettando dunque quel che prevede la legge e facendo in modo da agevolare notevolmente il lavoro dei portalettere e dei corrieri.

Non hai nulla da preoccuparti circa le intemperie, in quanto le cassette postali realizzate al 100% in alluminio offrono una ottima resistenza e tengono al sicuro la tua corrispondenza evitando che possa bagnarsi o rovinarsi, impedendo al tempo stesso che eventuali malintenzionati possano sottrarre la tua posta.

Casa, come è cambiata dopo la pandemia

La propria abitazione è sempre di più il baricentro della vita degli italiani: a decretarlo è Casa Doxa, l’Osservatorio nazionale sugli italiani e la casa di BVA Doxa relativamente ai principali cambiamenti in atto nella società, realizzato tra aprile e maggio 2021 intervistando online oltre 7 mila famiglie del Belpaese. Non solo: le lunghe settimane trascorse fra le quattro mura hanno fatto ripensare anche il concetto di casa stessa, che oggi deve essere dimora, ufficio, giardino, palestra e molte altre funzioni ancora. Tanto che sono in aumento le persone che si dichiarano pronte a trasferirsi in una nuova soluzione, più vicina ai desiderata attuali.

Trasloco per 2 milioni di italiani?

Probabilmente la pandemia porterà anche un ritrovata vivacità al mercato immobiliare, se è vero – come riporta l’Osservatorio – che sono ben 2 milioni in più gli italiani in cerca di una nuova casa nel 2021. Messi a dura prova dall’esperienza dell’emergenza sanitaria, sono sempre di più gli italiani che intendono cambiare casa entro i prossimi 4 anni: nel 2019 la percentuale toccava quota 22%, oggi si arriva la 26%  di individui pronti a traslocare. Il lockdown è il fattore alla base di questo desiderio: il 53% di chi ha intenzione di cambiare casa nel prossimo quadriennio dichiara infatti che l’esperienza delle chiusure che si sono alternate per tutto il 2020 e l’inizio del 2021 ha contribuito ad alimentare questa volontà.

I must have della casa perfetta

Oltre ad aver dato uno scossone a tutti gli aspetti della nostra esistenza, la pandemia ha pure “riorientato anche le priorità e i criteri di valutazione da considerare quando si è alla ricerca di una nuova abitazione. Costretti in casa per diversi mesi, gli italiani ora reclamano soprattutto spazi all’aperto e aree verdi dove poter vivere a contatto con la natura. Così, a balzare in testa nella classifica dei “must-have” per le nuove case spiccano giardini e terrazzi (67%, +9% rispetto al 2019) e la presenza del verde a pochi minuti di cammino (65%, con un incremento del 17% sul 2019)” spiega il rapporto. Ma anche rapporti di vicinato cordiali e piacevoli sono un plus per 3 italiani su 5, che forse hanno sofferto di solitudine durante le chiusure.

Cosa è cambiato con lo smartworking

Il lavoro a distanza, per molti diventato una prassi quotidiana, ha sconvolto altre caratteristiche della casa perfetta. Oggi, infatti, non è più fondamentale trovare un’abitazione vicina al luogo di lavoro (nel 2021 è molto importante per il 45% dei rispondenti, con valori in drastico calo rispetto agli anni passati), mentre restano importanti (anche se meno vitali) la vicinanza ai trasporti pubblici (55%) e la presenza di un garage o di un posto auto (65%).

Negli ultimi 20 anni più tasse per 166 miliardi

Negli ultimi 20 anni le entrate tributarie in Italia sono aumentate di 166 miliardi di euro. Se nel 2000 l’erario e gli enti locali avevano incassato 350,5 miliardi di euro, nel 2019 il gettito è salito a 516,6 miliardi. In termini percentuali, la crescita in questo ventennio è stata del 47,4%, 3,5 punti in più rispetto all’aumento registrato sempre nello stesso arco temporale dal Pil nazionale (+44,2%. L’inflazione, sempre in questo arco temporale, è aumentata del 37%, 10 punti in meno rispetto alla crescita percentuale del gettito. Qualcuno può affermare che con 166 miliardi di entrate in più la nostra macchina pubblica ha funzionato meglio e i contribuenti italiani hanno ricevuto più servizi, oppure questo prelievo aggiuntivo li ha impoveriti, contribuendo a non far crescere il Paese? L’Ufficio studi della CGIA non ha dubbi, e propende senza esitazioni per la seconda ipotesi.

Quarti al mondo per peso delle tasse

Anche se provvisori, gli ultimi dati statistici dell’OECD 3, club che racchiude i 37 Paesi più industrializzati al mondo, ci dicono che dopo la Danimarca (46,3% del Pil), la Francia (45,4%), Belgio e Svezia (entrambe al 42,9%), l’Italia è al 4° posto a pari merito con l’Austria (42,4%) per incidenza della pressione fiscale sul Pil. Se ci confrontiamo con i nostri principali competitor commerciali, solo la Francia sta peggio di noi (i transalpini registrano un carico fiscale complessivo superiore al nostro di 3,2 punti). La Germania, invece, presenta una pressione fiscale inferiore alla nostra di 3,6, la Spagna di 7,8 e il Regno Unito addirittura di 9,4 punti.

Se siamo la settima economia del mondo lo dobbiamo alle prestazioni delle Pmi

Al di là dell’Atlantico, invece, gli USA contano quasi 18 lunghezze di peso fiscale inferiore a quello italiano, mentre la media dei Paesi OECD è inferiore alla nostra di 8,6 punti. Ora, se siamo saldamente la settima economia del mondo, questo risultato non lo dobbiamo certo alle performance della nostra Pubblica Amministrazione, che mediamente funziona poco e male, nemmeno al ruolo delle grandi imprese, che nel nostro Paese si contano sulle dita delle mani, ma alle prestazioni delle nostre Pmi. Anche per questo, assieme ai propri lavoratori, meritano una tassazione più giusta, più equa e più leggera.

Partite Iva, abolire il sistema saldo/acconto

Oltre a tagliare le tasse attraverso il federalismo fiscale, per il popolo delle partite Iva è necessario eliminare da subito l’attuale sistema degli acconti e dei saldi, consentendo alle aziende di pagare le tasse solo su quanto hanno effettivamente incassato. Un’operazione trasparenza che consentirebbe di passare da un sistema di prelievo sugli incassi presunti a uno sugli incassi effettivi, eliminando non solo il sistema del saldo e acconto, ma pure la formazione di crediti fiscali e la conseguente attesa, da parte delle aziende, dei rimborsi fiscali che spesso arrivano con ritardi ingiustificabili.

Gli italiani tornano a richiedere prestiti: volumi a livelli pre Covid

Nell’ultimo periodo, insieme al ritorno graduale alla normalità, gli italiani hanno ricominciato  pensare a piccoli investimenti concedersi qualche extra. E così sono ritornati a richiedere prestiti, tanto che i valori hanno raggiunto le stesse cifre registrate pre-Covid. A scattare la fotografia dei nostri connazionali rispetto all’andamento dei prestiti è il Sistema di Informazioni Creditizie gestite da CRIF, che rivela come nel primo semestre 2021 le richieste di prestiti da parte delle famiglie siano aumentate del 25,6% rispetto allo stesso periodo del 2020. Registrano un andamento positivo sia sia i prestiti personali (+10,0%) sia i prestiti finalizzati (+38,4%). Solo nel mese di giugno, le richieste hanno fatto segnare un vero e proprio balzo in avanti: le istruttorie registrate sul Sistema sono complessivamente aumentate del +9,2%. A spingere questo deciso rimbalzo sono stati sia i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, che nell’ultimo mese di osservazione hanno fatto segnare un +8,0%, che i prestiti personali, cresciuti del +11,1%.

Un segnale del clima di fiducia

“La positiva performance delle richieste di prestiti da parte delle famiglie va letta come un naturale rimbalzo rispetto al corrispondente periodo del 2020, fortemente condizionato dall’esplosione dell’emergenza pandemica, sostenuto anche da un migliorato clima di fiducia e dal consolidamento della ripresa economica. Per il prosieguo dell’anno ci attendiamo un ulteriore consolidamento della domanda di credito ma le politiche di erogazione potrebbero farsi più selettive a fronte dell’atteso peggioramento della rischiosità del comparto nel momento in cui gli interventi straordinari e le misure di sostegno alle famiglie dovessero essere sospese” ha commentato l’andamento Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. 

Aumenta l’importo medio richiesto: 9.536 euro
In questo contesto, è cresciuto anche l’importo medio richiesto, che si attesta a 9.536 euro (+2,8% rispetto al 2020), sebbene proprio a giungo si sia rilevata una leggera flessione (8.875 Euro, -1,7%). Circa le meta delle richieste, però (per la precisione il 47,9%) si riferisce a importi inferiori ai 5.000  euro.

Un quarto delle richieste arriva dagli under 35

Per quanto riguarda la durata dei prestiti richiesti dalle famiglie nel loro complesso, il 19,6% del totale prevede un piano di rimborso fra i 2 e i 3 anni, contro un 24,4% che va oltre i 5 anni, privilegiando soluzioni che pesino il meno possibile sul reddito familiare. C’è anche un altro aspetto interessante da considerare, relativo alla fascia di età che maggiormente richiede questo tipo di finanziamento. Si conferma infatti che gli italiani fra il i 45 e 54 anni sono quelli che maggiormente richiedono un prestito (rappresentano infatti il 25,3% del totale delle domande), ma cresce anche la percentuale degli under 35, che oggi raggiungono il 23% del totale.