Acquisti online di oggetti danneggiati. Cosa fare?

L’acquirente che si accorge che il prodotto ordinato e regolarmente pagato non funziona, o che è danneggiato anche solo parzialmente, può chiedere o la sostituzione del prodotto oppure la riparazione a spese del venditore. In entrambi i casi, le spese di spedizione per la riconsegna del pacco sono a carico del venditore. Il Codice del consumo regola e disciplina tutti i diritti di chi fa ordini su Internet, ricorda laleggepertutti.it. Se tuttavia la riparazione o la sostituzione dovesse risultare impossibile o economicamente non conveniente, allora l’acquirente può chiedere o il rimborso del prezzo, restituendo il prodotto non funzionante, oppure, uno sconto sul prezzo corrisposto, ottenendo così il rimborso.

Il rimborso deve avvenire nel più breve termine possibile

Il rimborso dell’importo pagato a titolo di prezzo per la vendita online deve avvenire nel più breve termine possibile, non oltre il ricevimento del prodotto. Quindi, il venditore non può opporre diverse prassi commerciali all’acquirente per ritardare il riaccredito del prezzo. In ogni caso, la garanzia che consente al consumatore di chiedere la riparazione o la sostituzione o, in difetto di queste, la restituzione del prezzo o uno sconto vale per due anni dalla consegna dell’oggetto acquistato. È, tuttavia, necessario che l’acquirente “denunci” il difetto al venditore entro 60 giorni dalla scoperta.  Spesso, il venditore chiede infatti all’acquirente di dimostrare la presenza del guasto con fotografie o con dichiarazioni su carta intestata.

Come dimostrare che l’oggetto è danneggiato?

Spesso, però, succede che chi fa vendite online, al fine di evitare la restituzione del prezzo, asserisca che il danno, seppur conclamato, è derivato da un cattivo uso dell’oggetto fatto dall’acquirente. In questo modo, si tenta di scaricare su quest’ultimo ogni responsabilità. Ma il Codice del consumo dice il contrario: nei primi 6 mesi dall’acquisto, è il venditore a dover fornire la prova che il guasto è dipeso dal consumatore e non era preesistente. Invece, dopo i 6 mesi, l’onere della prova si capovolge ed è il consumatore a dover dimostrare che il guasto non è derivato da un uso non conforme dell’oggetto, riporta Adnkronos.

Il diritto di recesso

C’è poi un’altra cosa su cui prestare molta attenzione. Per le vendite online e, in generale, per tutte quelle fuori dai locali commerciali effettuate dai consumatori (quindi, senza partita Iva) è consentito sempre il diritto di recesso nei primi 14 giorni dalla consegna della merce. Diritto che non è subordinato ad alcuna motivazione: non c’è quindi bisogno di dimostrare che il prodotto è arrivato non funzionante o parzialmente rotto. Basta il semplice ripensamento, che non deve essere giustificato. Esercitando il diritto di recesso, che va comunicato con raccomanda a.r. o fax, con successiva restituzione dell’oggetto acquistato, il consumatore ha diritto all’immediata restituzione del prezzo pagato. In questo caso, però, le spese di spedizione del prodotto sono a carico dell’acquirente.

Lombardia, imprese manifatturiere in ripresa nel quarto trimestre 2020

Dopo il crollo complessivo del secondo trimestre 2020 e la decisa ripresa del terzo trimestre, nel quarto trimestre 2020 gli indicatori economici proseguono in un lento miglioramento per le imprese manifatturiere di Milano Monza Brianza Lodi. Prosegue quindi, anche se più lentamente, e con intensità diverse tra i territori, la ripresa di produzione, fatturato e commesse acquisite. È quanto emerge da un’anticipazione dei dati delle analisi congiunturali del quarto trimestre 2020 del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in occasione della presentazione dei risultati dell’analisi congiunturale del settore manifatturiero di Unioncamere Lombardia.

Fatturato e produzione

Guardando al fatturato, rispetto al trimestre precedente, le imprese manifatturiere dell’area metropolitana milanese fanno registrare una crescita del 5,8%, a Monza e Brianza di +2,6%, mentre Lodi risulta stabile. Quanto alla produzione, la crescita per l’area milanese si attesta a +2,1% rispetto al trimestre precedente, +3,7% per le imprese brianzole, e un calo di -1,5% per Lodi. Rispetto al quarto trimestre 2019 i dati tendenziali indicano per il fatturato il -0,9% a Milano e -1,1% Monza e Brianza. Per la produzione, invece, Milano registra un -3,7%, Monza e Brianza risulta stabile, e Lodi -2,4%.

L’andamento dell’industria milanese

Gli indicatori congiunturali dell’area metropolitana milanese registrano nei confronti del precedente trimestre una crescita della produzione industriale (+2,1% destagionalizzato), in linea con quanto rilevato in Lombardia (+2,7%). Tale dinamica si è associata nel trimestre a una crescita del fatturato (+5,8%), che supera nel trend quanto evidenziato in regione (+4,3% destagionalizzato). Gli ordini esteri rispetto al trimestre precedente sono in ripresa, ma non quelli interni (+1,4% e -4,7% destagionalizzato). In Lombardia invece si è assistito a una crescita della domanda proveniente dal mercato interno (+3,5%) e a una ripresa maggiore dall’estero (+8,3%).  Ancora negativa poi la variazione tendenziale su base annua: -3,7% per la produzione, in linea con la Lombardia (-2,6%), -0,9% il fatturato totale rispetto al -0,6% lombardo, e in calo gli ordini (-1,7% rispetto al +0,5% lombardo).

L’andamento dell’industria di Monza e Brianza e Lodi

Nel quarto trimestre 2020, nella produzione il quadro congiunturale è positivo rispetto al periodo precedente (+3,7% destagionalizzato), ed è simile l’andamento per il fatturato (+2,6% destagionalizzato). La ripresa si è poi manifestata anche in relazione agli ordini. Le commesse acquisite nel quarto trimestre 2020 hanno infatti evidenziato una crescita rispetto al trimestre precedente, sia in relazione al mercato estero (+0,8% destagionalizzato) sia nei confronti della domanda di matrice interna (+4,2% destagionalizzato). Stabile la variazione tendenziale su base annua: +0,1% per la produzione -1,1% il fatturato totale, e gli ordini tengono con un +2,2%. Il focus sulla manifattura dell’area lodigiana mostra il calo della produzione industriale nel trimestre (-1,5%), segnali confermati dalla dinamica del fatturato, stabile rispetto al +4,3% in Lombardia. Tiene il mercato interno (+1,1%), come il mercato estero (+2,6%), mentre in un anno la produzione industriale cala del 2,4%. 

I colori dei cavi elettrici

Come avrai sicuramente notato tutti i cavi elettrici hanno una guaina esterna in plastica che può essere di differenti colorazioni che spaziano dal giallo, al blu, al marrone ecc. Questa codifica ci aiuta a identificare la funzione principale del filo e viene regolamentata direttamente dalla norma CEI-UNEL 00722.

Andiamo a vedere nel dettaglio cosa indicano le differenti tonalità per capire quale cavo sia più adatto alle tue esigenze, iniziando dai più comuni ovvero la fase, la messa a terra e il neutro.

Colorazione Fase Elettrica

Innanzitutto è necessario specificare cos’è la FASE.

La fase è il cavo elettrico che permette il passaggio di corrente all’interno del nostro impianto ed è possibile identificarla con uno dei seguenti colori:

  • Nero.
  • Marrone.
  • Grigio.

Solo in questo caso il colore non è obbligatorio e potrai scegliere fra 1 dei 3 colori qui sopra, mentre per il neutro e la messa a terra i cavi devono, per legge, essere di colori definiti.

E’ necessario prestare molta attenzione a questo filo perché, permettendo il passaggio di corrente, rischiamo di prendere la scossa. E’ quindi consigliato staccare la corrente prima di mettere mano a questo cavo.

Colorazione Neutro

Il cavo neutro deve obbligatoriamente essere colorato di blu o una tonalità di azzurro-celeste. Puoi trovarlo nel morsetto destro del tuo contatore.

Anche in questo caso è fondamentale prestare molta attenzione perché, nonostante la corrente elettrica non attraversi questo cavo, potrebbe correre al suo interno la corrente di ritorno del tuo circuito elettrico (ovvero la corrente in uscita).

In una lampadina led, la fase permetterà, attraverso il passaggio della corrente in entrata, l’accensione della lampadina e uscirà tramite il cavo neutro. Questo permette la chiusura del circuito del sistema monofase.

Nel circuito trifase il neutro riveste una seconda funzione: il bilanciamento delle fasi.

Colorazione Messa a Terra

Questo cavo deve essere obbligatoriamente di colore giallo-verde ed è il cavo che scarica le dispersioni elettriche a terra. L’interruttore differenziale salvavita diventa inutile se la messa a terra del nostro sistema elettrico non è realizzata in modo corretto e secondo norma di legge. E’ fondamentale quindi realizzarla in maniera professionale, rivolgendosi ad un esperto del settore per evitare folgorazioni a 220 Volt.

Altri Cavi Colorati

I fili elettrici trattati fin ora sono i 3 principali tipi che compongono gli impianti civili monofase. Esistono tuttavia altri colori utilizzati come ritorni, come ad esempio il cavo che collega il polo di una lampada ad un interruttore (per chiudere questo circuito è necessario utilizzare un filo di colore differente) oppure quello di una comune spina elettrica.

Possono essere dei seguenti colori:

  • Bianco.
  • Arancione.
  • Rosso.
  • Viola.
  • Turchese.

Le colorazioni dei cavi sono fondamentali per evitare situazioni molto pericolose, come nel caso sopra citato della messa a terra, sia spiacevoli incidenti come il corto circuito che potrebbe rovinare tutto l’impianto elettrico dell’abitazione o provocare un incendio.

Il consiglio è sempre quello di rivolgersi a professionisti e non improvvisarsi elettricisti per salvaguardare la vostra salute e la conformità dell’impianto alle norme di legge.

Truffe legate alle acquisizioni dei conti correnti, nel 2020 +20%

Nel 2020 la pandemia di Covid 19 ha favorito la crescita del numero di servizi finanziari digitali e di e-commerce utilizzati da casa. Gli esperti di Kaspersky hanno osservato come questo abbia causato un notevole aumento nelle tecniche di ingegneria sociale sfruttate dai criminali informatici. Secondo quanto emerso dal report Kaspersky Fraud Prevention, nel 2020 una transazione fraudolenta su due in ambito finanziario riguardava l’acquisizione di account (account takeover), e secondo le statistiche anonime rilevate dalla soluzione Kaspersky Fraud Prevention da gennaio a dicembre 2020 la percentuale di questi incidenti è stata del 54% contro il 34% del 2019, registrando un aumento del 20%.

Gli schemi del soccorritore e dell’investitore

I due schemi più comuni per ottenere l’accesso a un conto bancario rimangono gli stessi del 2019, ovvero quelli che vengono definiti come gli schemi del “soccorritore” e “dell’investitore”. Nel 12% degli attacchi che avevano lo scopo di ottenere l’accesso agli account degli utenti, sono stati sfruttati in modo improprio strumenti legittimi di amministrazione remota (RAT) come TeamViewer. La prima tattica usata dai cybercriminali è quella per cui i truffatori si fingono “soccorritori”, ovvero finti esperti di sicurezza che si propongono per “salvare” gli utenti, chiamando i clienti delle banche spacciandosi per addetti alla sicurezza offrendo il loro aiuto per risolvere presunti addebiti o pagamenti sospetti.

I truffatori si presentano come impiegati di una banca

Ai clienti viene quindi chiesto di verificare la loro identità attraverso un codice inviato tramite un messaggio o una notifica push, oppure di bloccare una transazione sospetta o ancora di trasferire denaro su un “conto sicuro”. Possono anche chiedere alla vittima di installare un’applicazione per la gestione remota fingendo che sia necessaria per la risoluzione dei problemi. I truffatori spesso si presentano come impiegati di una delle banche più importanti del Paese e utilizzano uno spoofed caller ID per le chiamate in arrivo per riuscire nell’intento di spacciarsi per una vera banca.

Quando i cybercriminali si fingono consulenti di una società di investimento

Il secondo esempio è quello in cui i criminali informatici agiscono in qualità di “investitori”. In questo caso i truffatori si fingono dipendenti di una società di investimento, o consulenti di investimento di una determinata banca. Chiamano i clienti offrendo un modo rapido per fare soldi e proponendo investimenti in criptovalute o in azioni direttamente dal conto del cliente senza la necessità di recarsi in banca. Come prerequisito per fornire il “servizio di investimento”, l’investitore chiede alla potenziale vittima il codice ricevuto in un messaggio di testo o in una notifica push.

“I clienti delle banche danno sempre un grande valore alla semplicità con cui possono accedere ai loro conti corrente e alle operazioni finanziarie abituali dichiarato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky. Ecco perché crediamo che le soluzioni per il settore finanziario dovrebbero fornire un livello molto alto in termini di misure di sicurezza, comprese quelle che riguardano la protezione contro le frodi”.

Il Covid fa crescere la percezione d’incertezza nel lavoroavoro

L’emergenza sanitaria ha minato le certezze degli italiani, e oggi il 43% dei lavoratori teme di perdere il posto o non si sente sicuro del proprio impiego. Nell’incertezza cresce l’attaccamento all’impiego attuale, e scende la percentuale di insoddisfatti, così come l’ambizione di avviare un’attività. Segnali di aumento delle preoccupazioni, quindi, che emergono anche in prospettiva. Tanto che pur di conservare il lavoro, se fosse necessario, una parte non trascurabile degli italiani sarebbe disposta anche ad accettare qualche compromesso. È quanto emerge del Randstad Workmonitor, l’indagine semestrale sul mondo del lavoro di Randstad, l’operatore di servizi Hr, che ha analizzato la capacità di adattamento dei lavoratori all’emergenza Covid19, e la percezione sul mercato del lavoro post pandemico.

I più insicuri sono gli under 35

Oltre sette italiani su dieci si dichiarano soddisfatti del loro lavoro (72%, +3% sul 2019), soprattutto le donne (74%), i dipendenti sotto i 25 anni (81%) e che lavorano nelle regioni del sud (76%). Solo il 6% è insoddisfatto. Nell’ultimo semestre, rispetto alla fine del 2019, è aumentata di tre punti la percentuale di italiani che hanno un chiaro timore di perdere il posto di lavoro (12%), mentre la sensazione generale d’insicurezza è salita di cinque punti (31%). I segmenti più insicuri sono gli under 35 (circa il 50%) e i lavoratori del sud (uno su due) e del nord est (uno su tre).

La protezione dello stipendio è l’aspettativa principale

Pur di non perdere il lavoro gli italiani sarebbe disposta anche ad accettare una riassegnazione di ruolo all’interno dell’azienda (29%), la cassa integrazione o una riduzione dell’orario di lavoro (21%), oppure un aumento dell’orario con lo stesso stipendio (17%), la perdita di benefit (15%), un contratto a termine (10%) o un taglio dello stipendio (8%). La protezione dello stipendio è la principale aspettativa per il post pandemia (54%), seguita da politiche di salute e protocolli di sicurezza (41%), comunicazione trasparente (39%), corsi di formazione (36%) e assicurazione sanitaria (32%). Il 21% indica poi i programmi di assistenza ai dipendenti, come il supporto psicologico, e il 15% le risorse per i dipendenti, come ad esempio, il gruppo genitoriale.

Non è il momento giusto per fare cambiamenti

L’indice di mobilità lavorativa negli ultimi sei mesi però è lo stesso di dodici mesi fa (23%), senza differenze rilevanti per genere e area di residenza. Nei prossimi sei mesi il 29% del campione prevede di fare lo stesso lavoro presso un’altra società, un altro 29% cambierà lavoro all’interno della stessa azienda e il 22% svolgerà un’altra mansione in un’altra impresa. Cala anche la percentuale di lavoratori che sta attivamente cercando un nuovo lavoro, passando dal 12% al 9%. Non manca l’attenzione a nuove opportunità, con il 25% che si sta guardando attorno (+3%). Che non sia il momento giusto per fare cambiamenti è testimoniato dal calo dell’ambizione di iniziare qualcosa di diverso, passata dal 58% di un anno fa al 48% attuale.

Incentivi e innovazione spingono gli acquisti per la casa

Durante il lockdown le attività domestiche hanno trainato anche parte degli acquisti non food, segno che gli italiani hanno sfruttato il tempo per effettuare riparazioni domestiche o abbellimenti, spesso rimandati o delegati a terzi. La sensibilità per la cura e l’ammodernamento della casa e degli ambienti domestici si è intensificata negli ultimi mesi, ma è una tendenza che era già in atto da alcuni anni, come emerge dall’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy.

Mobili, arredamento e bricolage

A sostenere la domanda di mobili e arredamento sono state la ripresa del mercato immobiliare e le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e di riqualificazione energetica. Tra le principali voci di spesa risultano gli arredi per il bagno e i mobili per la cucina, e se con quasi metà delle vendite (48,0%) i negozi specializzati tradizionali restano il principale canale distributivo i consumatori che puntano al risparmio hanno scelto il canale online, che ha registrato il 4,3% di vendite in più. A segnare la novità per il segmento del bricolage è invece la proposta dei prodotti che uniscono innovazione e tecnologia per intercettare la richiesta dei consumatori in termini di migliori prestazioni d’uso e risparmio di tempo. Il segmento del giardinaggio, tempo libero e autoaccessori ha coperto il 52,3% delle vendite totali, mentre quello dell’edilizia e fai da te il restante 47,7%.

Elettrodomestici grandi e piccoli

Innovazione tecnologica, risparmio energetico, multifunzionalità, usabilità e design hanno guidato le scelte dei consumatori per gli elettrodomestici bianchi, che hanno premiato i frigoriferi con touchscreen e monitoraggio della conservazione del cibo, le lavatrici dotate di sistemi di ottimizzazione dei cicli, le asciugatrici e le lavastoviglie. Anche l’home comfort (condizionatori d’aria e prodotti per il riscaldamento) hanno contribuito al trend espansivo grazie soprattutto agli incentivi per la riqualificazione energetica. A trainare il mercato dei piccoli elettrodomestici nell’ultimo anno sono stati invece soprattutto i prodotti per la cura della casa, in particolare, aspirapolvere senza fili, mentre i prodotti per la preparazione del cibo hanno rallentato la crescita. Tra i prodotti per la cura della persona le performance migliori sono state quelle di asciugacapelli e prodotti per l’igiene dentale.

Inversione di tendenza per sicurezza domestica e tessile

Inversione di tendenza per il comparto informatico, che nel 2019 ha segnato una flessione annua di -1,6%. Unica eccezione, le vendite di visual cam per la sorveglianza domestica, aumentate per la crescente attenzione verso i prodotti legati alla sicurezza e le politiche promozionali attivate su queste referenze. Anche per le referenze riferite al tessile se si è speso sempre meno: il segmento perde il -2,4% su base annua, e il fatturato complessivo si attesta a 1,309 miliardi di euro. Nel tessile casa trionfa comunque l’home living, e la voglia di personalizzare lancia l’online, che segna il +3,3% annuo. Decisive per questa performance sono state infatti la possibilità di acquistare sul web i prodotti delle principali aziende del comparto, e soprattutto il servizio di personalizzazione.

Stereotipi di genere e giovani italiani: c’è ancora molto da fare

Come si comportano e reagiscono gli adolescenti italiani in merito al tema degli stereotipi di genere? A questa domanda ha risposto un’indagine condotta da Ispos per Save the Children in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Il sondaggio ha voluto indagare in particolare i comportamenti e il percepito dei più giovani rispetto a questo argomento. I principali risultati della ricerca fanno pensare che di strada ce ne sia ancora molta da percorrere. Un dato su tutti: il 70% delle adolescenti dichiara di aver subito molestie in luoghi pubblici e apprezzamenti sessuali, al 64% di loro è capitato di sentirsi a disagio per commenti o avance da parte di un adulto di riferimento e quasi una su tre è stata palpeggiata in luoghi pubblici (31%). Ancora poche quelle che denunciano le molestie, sia per paura della reazione (29%) sia per vergogna (21%). Sul fronte del “percepito”, sono ancora troppe le giovanissime che si sentono in svantaggio rispetto ai coetanei maschi: ben il 54% delle ragazze afferma di essersi sentita in svantaggio solo per questioni di genere, almeno qualche volta.

Il web non sempre aiuta

Per quanto riguarda il mondo online, lo studio evidenzia che il 39% dei ragazzi e delle ragazze in Italia sono esposti sul web a contenuti che giustificano la violenza contro le donne, con una forbice che si allarga dal 31% dei maschi al 48% delle femmine. Tra le ragazze il 41% ha visto postare dai propri contatti social contenuti che l’hanno fatta sentire offesa o umiliata come donna. Ancora più grave è il fatto che i pregiudizi, anche nelle nuove generazioni, sono difficili da superare: il il 15% degli adolescenti (il 21% tra i maschi e il 9% tra le ragazze) ritiene che le vittime di violenza sessuale possano contribuire a provocarla con il loro modo di vestire o di comportarsi.

Il ruolo della “bellezza”

Anche per ciò che concerne l’aspetto estetico sopravvivono grandi pregiudizi. “Il 57% degli intervistati pensa che la bellezza femminile possa essere uno strumento per il successo (il dato maschile sale a 63%), una percezione che si conferma nel 46% degli intervistati che affermano che per le femmine essere attraenti è più importante che per i maschi (il 39% delle ragazze intervistate ne è convinta, percentuale che aumenta al 53% nei coetanei maschi)” riporta lo studio. Infine, anche tra i più giovani resiste le stereotipo che affermarsi nella propria vita professionale sia più importante per i maschi che per le femmine (quasi il 40% dei maschi ne è convinto, contro il 21% delle ragazze), come anche avere un’istruzione universitaria sia più importante per un ragazzo che per una ragazza.

Perdere il lavoro preoccupa metà dei lavoratori in tutto il mondo

La pandemia ha fatto crescere nel mondo la sensazione di precarietà riguardo la propria situazione lavorativa, e il timore è quello di ritrovarsi disoccupati nel giro di un anno. In media il 54% degli adulti occupati di tutto il mondo afferma infatti di essere preoccupato per la perdita del lavoro nei prossimi 12 mesi. La percentuale di chi lamenta preoccupazione per la perdita del proprio lavoro nel prossimo anno varia però ampiamente da Paese a Paese, e va dal 75% in Russia al 73% in Spagna e il 71% in Malesia a solo il 26% in Germania, il 30% in Svezia e il 36% nei Paesi Bassi e gli Stati Uniti. L’Italia si piazza al centro della “classifica”: nel nostro Paese risulta preoccupato per la perdita del proprio lavoro il 49% della popolazione. 

La capacità di acquisire nuove competenze 

Si tratta di alcuni dati emersi da una indagine Ipsos condotta per il World Economic Forum tra 12.000 lavoratori adulti di 27 Paesi. La ricerca mira a indagare le preoccupazioni per la perdita del lavoro e la capacità di acquisire nuove competenze al fine di svolgere i cosiddetti lavori del futuro. A livello globale il 67% degli adulti occupati intervistati afferma infatti di poter apprendere e sviluppare le competenze necessarie per i lavori del futuro. In particolare, tramite l’attuale datore di lavoro.

Spagna, Perù e Messico più fiduciosi di Giappone, Svezia e Russia

Nei 27 Paesi considerati dall’indagine la capacità percepita di apprendere e sviluppare nuove e necessarie abilità sul lavoro è più diffusa in Spagna (86%), in Perù (84%) e in Messico (83%), e meno comune in Giappone (45%), in Svezia ( 46%) e in Russia (48%). In Italia, la percentuale degli adulti che afferma di poter apprendere e sviluppare nuove competenze è anche maggiore rispetto alla media globale, ed è pari al 71%.

Acquisizione di nuove competenze versus precarietà del lavoro 

A livello globale, è più probabile che i lavoratori affermino di poter apprendere e sviluppare le competenze necessarie per i lavori del futuro attraverso il loro attuale datore di lavoro (67%) piuttosto che esprimere preoccupazione per la perdita del lavoro nei prossimi 12 mesi (54%). Una differenza, questa, di 13 punti percentuali. Questo dato è confermato anche in Italia (71% vs. 49%), e i Paesi in cui si concentra la maggioranza degli intervistati che ritiene di poter acquisire nuove competenze sul lavoro sono gli Stati Uniti e la Germania. Al contrario, i Paesi in cui predomina la preoccupazione per la perdita del proprio posto di lavoro sono Russia, Malesia, Polonia, Giappone, Turchia e Corea del Sud.

La cucina di domani

Le nuove tendenze per il 2021 ci portano verso forme ergonomiche, maniglie incassate, materiali performanti e soluzioni moderne senza per questo rinunciare alla praticità e all’organizzazione. Ecco i consigli di Pedrazzini Arreda, leader del settore e negozio Veneta Cucine storico di Milano.

MATERIALI: Si potranno accostare materiali diversi, utili ad identificare le diverse zone della cucina. Bancone effetto legno, antine in laminato e top in Corian per esempio. Attenzione però a non farsi prendere la mano con troppi materiali rischiando di passare dal trendy al trash.

COLORI: Mentre la tendenza degli ultimi tempi vedeva cucine chiarissime, panna, avorio o addirittura total white, le nuove tendenze vendo un ribaltamento della situazione. Sarà che dopo un po’ il bianco stanca ma per il 2021 i colori che la fanno da padrone saranno molto più decisi e scuri: grigio, tortora e antracite saranno i nuovi trend colors del 2021.

FINITURE: I metalli entrano a spezzare l’austerità dei colori scuri. Bronzo, Ottone, rame…potranno essere usati per rubinetti e maniglie, dando un tocco di classe e molto personale alla nostra cucina.

COLONNE: Per l’anno prossimo saranno privilegiate le colonne con piani estraibili rispetto ai pensili. Queste ci garantiscono molto spazio contenitivo e permettono di nascondere tutto in un attimo, soprattutto quando non c’è una dispensa!

PIANO LAVORO: Per il top cucina è molto gettonato il Dekton, una miscela composta da oltre 20 minerali naturali che lo rendono estremamente resistente e altamente performante. Altrettanto impegnativo è ovviamente il prezzo. Anche il piano da lavoro in Fenix è apprezzato per il suo effetto soffice al tatto con il vantaggio della rigenerazione da eventuali micrograffi superficiali grazie alla sua termoriparabilità. Altro materiale utilizzato per il top perché molto resistente alle sollecitazioni, alle alte temperature e agli agenti chimici è l’HPL che ha dalla sua parte anche un prezzo più contenuto ed accessibile.

ELETTRODOMESTICI: Dedichiamo una sezione importante di questo articolo agli elettrodomestici che per la cucina del 2021 avranno caratteristiche ben precise: intelligenza, controllo remoto, funzionalità, comfort e compattezza. Si presterà più attenzione alla funzionalità, all’efficienza energetica e all’affidabilità. Marchi rinomati offrono innovazioni in cucina per una vasta gamma di vantaggi e funzioni, tra cui lampade che generano clima e controlli intelligenti degli elettrodomestici. La domotica in cucina permetterà per esempio, tramite applicazioni mobili di smartphone o tablet, di avviare la lavastoviglie con il programma desiderato, di accendere il forno indicando modalità e tempi di cottura, o vedere con l’aiuto delle telecamere integrate, la disponibilità dei prodotti nel frigorifero per poter fare la spesa prima di rientrare a casa.

PAVIMENTI: L’uso della pietra per i pavimenti sarà la vera novità della cucina nel 2021. Si sfrutteranno le potenzialità estetiche dei grandi formati irregolari per uscire da un gioco di geometrie rigide, scacchiere e ceramiche lucide. La parola d’ordine sarà opacità ruvida sfruttando i colori della pietra naturale e qual senso di rusticità che, fa risaltare l’arredamento di questo spazio come nessun altro. Attenzione però, il pavimento, come anche le pareti, è parte integrante dell’arredamento della cucina pertanto è necessario mantenere uno stile che si uniformi a quello scelto per mobili e piano lavoro.

Il 2021 è ormai alle porte, quindi non resta che affidarsi agli esperti del settore e andare a scegliere oggi la vostra cucina di domani.

Il podcast spopola, è boom di ascoltatori digitali

Il 30 settembre è stata la giornata mondiale del podcast. Nati grazie alla tecnologia RSS all’inizio degli anni 2000, venti anni dopo i podcast hanno fatto un vero e proprio balzo in avanti. Complice anche il lockdown, che in Paesi come l’Italia ha fatto crescere la fruizione di questo mezzo di intrattenimento da parte dei cittadini. Almeno, stando al 70% di chi ha risposto al sondaggio effettuato da Wiko, l’azienda francese produttrice di smartphone, sulla sua community.

Molti lo hanno scoperto durante il lockdown

Se il podcast è considerato una forma di intrattenimento da ascoltare in macchina mentre si va o si torna dal lavoro e quando nessuno poteva uscire di casa, durante la quarantena forzata, ha conosciuto una diffusione boom, i dati sono ancora più significativi.  Il podcast, vera e propria scoperta per molti durante il lockdown, è diventato sempre più un appuntamento fisso per gli ascoltatori digitali. Un esempio? Per No Time To Die, il nuovo atteso film di 007 di Cary Joji Fukunaga, tra anticipazioni di trailer, del manifesto, della data di uscita (il 12 novembre) il 30 settembre è arrivato per la prima volta anche il podcast ufficiale, con il racconto del film e James Bond “in persona”, ovvero l’attore Daniel Craig. Insomma, il racconto digitale ha proprio raggiunto il top della popolarità.

I preferiti? Quelli di intrattenimento e sport 

Oggi i canali disponibili sulle piattaforme di ascolto sono più di 1 milione. I podcast preferiti, secondo il sondaggio, sono quelli di intrattenimento e sport (57%), privilegiati rispetto a quelli di informazione (43%). Il 51% degli intervistati, poi, dichiara di avere il suo o i suoi canali di riferimento a cui è fedele, riporta Ansa. Il mezzo più utilizzato per l’ascolto è lo smartphone (69%), preferito a pc e altri dispositivi (31%). Questo è dovuto anche al fatto che si ascolta più volentieri in viaggio (61%) rispetto a quando si è a casa (39%).

Un altro dato interessante riguarda la durata del podcast. Il 60% degli intervistati afferma di interrompere l’ascolto se il podcast risulta troppo lungo.

Un arricchimento culturale

Anche se è ancora poco utilizzato (33%) rispetto alla Radio (67%), il podcast ha grandi opportunità di crescita, ed è diventato il megafono di tanti personaggi famosi dal mondo della politica e dello spettacolo. Ma il podcast non è un mezzo solo per Vip e Influencer, al contrario, è un canale “democratico” che tutti possono utilizzare. In particolare, ne viene apprezzata la narrazione, che permette di apprendere maggiori informazioni. Ed è per questo che il 40% degli intervistati dichiara di ascoltare i podcast anche come arricchimento culturale, e anche per migliorare il proprio inglese.