Assenteismo dei dipendenti dal luogo di lavoro

Quello dell’assenteismo dei dipendenti dal luogo di lavoro è un problema noto e oggi alquanto frequente nelle cronache.

Si tratta di fastidiosi episodi per i quali dipendenti, siano essi privati ma soprattutto pubblici, si assentano in maniera arbitraria ed ingiustificata dal luogo in cui si svolge l’attività lavorativa professionale per sbrigare faccende personali o comunque fare tutt’altro.

Quel che è certo è che è un dipendente assenteista è un problema per l’azienda, in quanto rappresenta una risorsa che ha un costo ma che non ha alcun tipo di produttività nei periodo di assenza ingiustificata dal lavoro.

Per questo motivo aziende o pubbliche amministrazioni sono alla ricerca di quelle soluzioni che consentono loro di porre un freno a questa incresciosi episodi.

Il danno economico

Un dipendente che viene pagato ma che in realtà non produce, è chiaramente una grave perdita economica per qualsiasi tipo di impresa, azienda o pubblica amministrazione.

Una risorsa che ha un costo ma che non produce nulla è sicuramente una falla nel sistema ed è bene individuarle tutte così da poter aumentare la produttività e di conseguenza e ricavi.

Non si tratta dunque solamente di un rapporto di fiducia che viene meno, ma c’è a tutti gli effetti un danno economico che il datore di lavoro subisce nel momento in cui il dipendente svolge altro tipo di attività durante l’orario lavorativo.

Le indagini

L’assenteismo dei dipendenti è sicuramente un qualcosa che fa venir meno la fiducia dell’azienda nei confronti del lavoratore, il quale si è sottratto senza autorizzazione dallo svolgere le mansioni per le quali è pagato.

Nel caso in cui il datore di lavoro dovesse sospettare comportamenti scorretti da parte dei propri dipendenti, può rivolgersi ad una agenzia di investigazioni private la quale può mettere in moto delle indagini che possono far luce sulla situazione.

In alcuni casi il lavoratore ha un secondo lavoro che viene svolto mentre invece questi dovrebbe essere in sede, in altri casi lo strumento della malattia è in realtà un pretesto per potersi dedicare ad altre mansioni.

Ad ogni modo questo è un comportamento che fa venir meno la fiducia nel lavoratore e per questo motivo l’azienda fa bene ad adottare tutte quelle soluzioni e strumenti che gli consentono di tutelarsi.

Chiaramente la prima azione da intraprendere è quella investigativa per verificare che effettivamente il lavoratore venga meno alle proprie mansioni senza alcun tipo di autorizzazione.

Le prove

Una agenzia investigativa che viene ingaggiata prettamente per far luce su una situazione di questo tipo, ha lo scopo principale di portare alla luce tutte quelle prove che effettivamente possano dimostrare in maniera incontrovertibile che il lavoratore venga meno ai propri doveri durante l’orario di lavoro.

Vengono adottate per questo motivo tutta una serie di azioni, la prima delle quali è solitamente una attività di appostamenti e pedinamenti per comprendere effettivamente cosa faccia e dove vada il lavoratore durante quelle ore in cui dovrebbe invece essere presente sul luogo di lavoro.

 Accertato il dolo, vengono prodotte tutta una serie di prove e documentazioni fotografiche e video che sono molto utili all’azienda anche in sede legale.

Grazie a tale documentazione sarà possibile per l’azienda dimostrare che effettivamente il dipendente è venuto meno ai suoi compiti e che ci sono dunque tutti i presupposti per poter parlare di un licenziamento.

Conclusione

Individuare eventuali dipendenti assenteisti significa anche gratificare tutti gli altri lavoratori per avere sempre lavorato bene, e consente altresì di migliorare la produttività.

Ecco perché sono sempre più le aziende e gli enti della pubblica amministrazione che si rivolgono ad agenzie investigative per scoprire se gli eventuali dubbi su possibili dipendenti assenteisti siano fondati o meno.

Dove mettere la cassetta della posta

La cassetta postale è un elemento imprescindibile grazie al quale riusciamo a ricevere la corrispondenza e piccoli pacchi. La sua presenza è obbligatoria per legge e ne esistono davvero tanti modelli in commercio tra i quali puoi trovare certamente quello che maggiormente si adatta al tuo condominio, ufficio o abitazione.

Una domanda che spesso ci si pone prima di acquistare la cassetta della posta, è quella relativa alla sua ubicazione. Non si sa bene infatti quale possa essere il luogo migliore in cui posizionarla e dunque per questo si cerca di capire quale possa essere un posto perfetto che venga incontro alle nostre esigenze di comodità, tenendo chiaramente conto anche delle necessità dei portalettere e corrieri che consegnano la corrispondenza.

Vediamo allora di capire insieme dove posizionare la cassetta della posta e cosa dice in merito la normativa vigente.

Dove posizionare la cassetta postale: Cosa dice la legge

Per quel che riguarda l’ubicazione della cassetta della posta, il riferimento normativo è il Decreto Ministeriale del 9 Aprile 2001. In particolar modo l’articolo 46 recita: “Le cassette devono essere collocate al limite della proprietà, sulla pubblica via o comunque in luogo liberamente accessibile, salvi accordi particolari con l’ufficio postale di distribuzione“.

Dunque appare evidente la necessità di posizionare la cassetta postale in un luogo in cui il portalettere o corriere possa accedere facilmente e senza la necessità di dover chiedere a qualcuno di poter fare accesso ai locali ed essere accompagnato nella zona in cui è presente la bacheca delle lettere.

Ciò avviene per velocizzare il loro lavoro, che altrimenti al contrario sarebbe continuamente rallentato dal dover bussare di volta in volta e accedere all’androne o scala per individuare la cassetta delle lettere, con il rischio di rallentare il proprio lavoro e dunque la consegna di tutta la corrispondenza o pacchi.

Cosa accade se la cassetta è ubicata nel posto sbagliato?

In questo caso è l’articolo 37 a sciogliere ogni dubbio: “Gli invii di posta che non è possibile recapitare all’indirizzo indicato, possono essere ritirati presso l’ufficio postale di distribuzione dal destinatario o dalle persone a ciò abilitate dallo stesso o dalla normativa vigente, entro i termini di giacenza indicati all’art. 49“.

Dunque nel caso in cui la cassetta postale non sia posizionata sulla pubblica via, o se questa è comunque collocata in un punto difficile da raggiungere per il portalettere, egli può anche decidere di non effettuare la consegna e l’utente sarà dunque costretto a recarsi presso l’ufficio postale di riferimento per ritirare la propria corrispondenza.

Ciò non è chiaramente piacevole perché richiede una inevitabile perdita di tempo, motivo per cui è bene posizionare sin dall’inizio la cassetta della posta in un punto appropriato.

Come fissare la cassetta postale sulla cancellata?

Abbiamo visto che la soluzione più adeguata da adottare è quella di posizionare la cassetta postale sulla pubblica via. In che maniera è dunque possibile fissarla sulla cancellata? Esistono a tal proposito degli appositi kit di fissaggio che sono compatibili con tutti i modelli di cassette postali, e che consentono di ancorare la cassetta in maniera sicura alla cancellata così che questa non possa né scivolare ne essere sottratta da eventuali malintenzionati.

Si tratta della soluzione più rapida ed efficace per posizionare sin dall’inizio la propria cassetta postale nel luogo più appropriato rispettando dunque quel che prevede la legge e facendo in modo da agevolare notevolmente il lavoro dei portalettere e dei corrieri.

Non hai nulla da preoccuparti circa le intemperie, in quanto le cassette postali realizzate al 100% in alluminio offrono una ottima resistenza e tengono al sicuro la tua corrispondenza evitando che possa bagnarsi o rovinarsi, impedendo al tempo stesso che eventuali malintenzionati possano sottrarre la tua posta.

Codici Sconto Amazon: come funzionano

Con i Codici Sconto Amazon si possono comprare online sul famoso marketplace determinati prodotti e in alcuni casi la percentuale di sconto è importante. Normalmente Amazon permette di risparmiare rispetto ai negozi fisici, ma usufruendo del codice sconto Amazon i vantaggi sono superiori. Vediamo allora come funzionano i coupon di Amazon, dove trovarli e come risparmiare acquistando i prodotti ad un prezzo speciale.

Codice sconto Amazon: cosa è

I codici sconto Amazon o coupon Amazon danno diritto ad uno sconto su un prodotto specifico, che il marketplace definisce come “prodotto idoneo”. Non si tratta, quindi, di uno sconto generico da applicare a tutto il carrello, ma di una promozione su un singolo prodotto. Se l’acquisto comprende sia prodotti normali sia prodotti idonei lo sconto Amazon si applica solo a quelli idonei. Il risparmio offerto dai codici sconto Amazon corrisponde ad una percentuale del prezzo o ad una cifra fissa.

Quando si utilizzano i coupon Amazon è bene prestare attenzione anche al periodo di validità, dato che alcuni sono utilizzabili solo 1 volta ed altri fino a 10 volte.

Come si usano i coupon Amazon

Per usufruire del codice sconto Amazon si può fare click su Seleziona Coupon selezionando poi la spunta Applica Coupon sotto il prezzo. In questo modo vedremo i dettagli del coupon, le condizioni di utilizzo e il periodo di validità.  A questo punto si aggiungerà il prodotto idoneo al carrello per poi procedere al normale acquisto e nella schermata finale vedremo il costo del prodotto e lo sconto applicato con il coupon.

Dove trovare i codici sconto Amazon

Sul sito ScontieBuoni.it puoi accedere alla lista dei coupon Amazon e prodotti idonei, anche se questi ultimi sono visibili anche sul sito del marketplace cliccando su “Offerte” e poi “Coupons”. Apparirà una schermata che riporta sulla sinistra tutte le categorie di prodotti idonei e sulla destra quelli più popolari. Non solo: la lista prodotti può essere ordinata n base a recenti, vecchi, in scadenza e comuni o a quelli con la percentuale di sconto maggiore. In questo modo chi acquista su Amazon può trovare sempre il prodotto idoneo con il coupon relativo da applicare per l’acquisto al prezzo scontato.

Sul nostro sito sono disponibili coupon per chi non ha un account Amazon, per chi ha account normali e per gli iscritti ad Amazon Prime.

La cucina di domani

Le nuove tendenze per il 2021 ci portano verso forme ergonomiche, maniglie incassate, materiali performanti e soluzioni moderne senza per questo rinunciare alla praticità e all’organizzazione. Ecco i consigli di Pedrazzini Arreda, leader del settore e negozio Veneta Cucine storico di Milano.

MATERIALI: Si potranno accostare materiali diversi, utili ad identificare le diverse zone della cucina. Bancone effetto legno, antine in laminato e top in Corian per esempio. Attenzione però a non farsi prendere la mano con troppi materiali rischiando di passare dal trendy al trash.

COLORI: Mentre la tendenza degli ultimi tempi vedeva cucine chiarissime, panna, avorio o addirittura total white, le nuove tendenze vendo un ribaltamento della situazione. Sarà che dopo un po’ il bianco stanca ma per il 2021 i colori che la fanno da padrone saranno molto più decisi e scuri: grigio, tortora e antracite saranno i nuovi trend colors del 2021.

FINITURE: I metalli entrano a spezzare l’austerità dei colori scuri. Bronzo, Ottone, rame…potranno essere usati per rubinetti e maniglie, dando un tocco di classe e molto personale alla nostra cucina.

COLONNE: Per l’anno prossimo saranno privilegiate le colonne con piani estraibili rispetto ai pensili. Queste ci garantiscono molto spazio contenitivo e permettono di nascondere tutto in un attimo, soprattutto quando non c’è una dispensa!

PIANO LAVORO: Per il top cucina è molto gettonato il Dekton, una miscela composta da oltre 20 minerali naturali che lo rendono estremamente resistente e altamente performante. Altrettanto impegnativo è ovviamente il prezzo. Anche il piano da lavoro in Fenix è apprezzato per il suo effetto soffice al tatto con il vantaggio della rigenerazione da eventuali micrograffi superficiali grazie alla sua termoriparabilità. Altro materiale utilizzato per il top perché molto resistente alle sollecitazioni, alle alte temperature e agli agenti chimici è l’HPL che ha dalla sua parte anche un prezzo più contenuto ed accessibile.

ELETTRODOMESTICI: Dedichiamo una sezione importante di questo articolo agli elettrodomestici che per la cucina del 2021 avranno caratteristiche ben precise: intelligenza, controllo remoto, funzionalità, comfort e compattezza. Si presterà più attenzione alla funzionalità, all’efficienza energetica e all’affidabilità. Marchi rinomati offrono innovazioni in cucina per una vasta gamma di vantaggi e funzioni, tra cui lampade che generano clima e controlli intelligenti degli elettrodomestici. La domotica in cucina permetterà per esempio, tramite applicazioni mobili di smartphone o tablet, di avviare la lavastoviglie con il programma desiderato, di accendere il forno indicando modalità e tempi di cottura, o vedere con l’aiuto delle telecamere integrate, la disponibilità dei prodotti nel frigorifero per poter fare la spesa prima di rientrare a casa.

PAVIMENTI: L’uso della pietra per i pavimenti sarà la vera novità della cucina nel 2021. Si sfrutteranno le potenzialità estetiche dei grandi formati irregolari per uscire da un gioco di geometrie rigide, scacchiere e ceramiche lucide. La parola d’ordine sarà opacità ruvida sfruttando i colori della pietra naturale e qual senso di rusticità che, fa risaltare l’arredamento di questo spazio come nessun altro. Attenzione però, il pavimento, come anche le pareti, è parte integrante dell’arredamento della cucina pertanto è necessario mantenere uno stile che si uniformi a quello scelto per mobili e piano lavoro.

Il 2021 è ormai alle porte, quindi non resta che affidarsi agli esperti del settore e andare a scegliere oggi la vostra cucina di domani.

I vantaggi del taglio laser industriale

Il taglio laser è un tipo di tecnica adoperata per lavorare tagliare pezzi di qualsiasi tipo di materiale in maniera rapida ed estremamente precisa. Per questo motivo tale soluzione è ampiamente adoperata nell’ambito dell’industria automobilistica, così come in ambito militare, medico, industriale ed estetico.

Come funziona il taglio laser?

I macchinari che adoperano questo tipo di tecnica sfruttano la luce quale strumento di taglio. Il raggio laser si focalizza su un punto del materiale da lavorare con una potenza tale da farlo fondere ed evaporare. Il risultato è una esecuzione davvero precisa del taglio, che consente di ottenere una finitura di qualità davvero molto particolare e dettagliata.

I vantaggi del taglio laser industriale

I moderni laser industriali presentano parecchi vantaggi che consentono di aumentare la velocità di produzione diminuendo tempi di lavorazione e costi, mantenendo la qualità inalterata.

  • Non serve tagliare le fustelle
  • È possibile apportare anche piccolissime modifiche
  • Non ci sono sbavature
  • È possibile effettuare tagli complessi
  • È una tecnologia che rispetta l’ambiente

I macchinari adoperati per poter riuscire a fare questo tipo di taglio sono molto avanzati, ed in questa maniera riescono a garantire una precisione di taglio senza eguali. Optoprim è una azienda specializzata nella fornitura di laser industriali, con una grande esperienza alle spalle ed in grado di offrire alle aziende clienti tutta la sicurezza di cui hanno bisogno per poter migliorare la qualità della produzione velocizzando l’intero processo.

L’ampio catalogo di prodotti offerti infatti, consente di rispondere alle esigenze dei vari mercati e dunque dei settori all’interno dei quali i clienti operano. Viene offerto supporto ai clienti sia in fase progettuale che nel momento in cui il progetto viene definito, aiutando ciascuno ad individuare esattamente la tipologia di laser necessario in base al tipo di lavorazione e di utilizzo che se ne intende fare.

I vantaggi di adottare badge di ingresso in azienda

I motivi per i quali ogni azienda fa bene ad adottare dei badge per controllare ingresso e uscita dei dipendenti della sede di lavoro sono molteplici, ma i principali riguardano in particolare l’ordine e la sicurezza.

Poter Infatti fare in modo che i soli dipendenti possono accedere ai locali aziendali, dopo aver inserito il badge personale all’interno dell’apposito lettore, fa in modo che compagnie e organizzazioni possano verificare quelli che sono i movimenti all’interno della sede lavorativa in ogni momento.

In questa maniera non solo è possibile impedire l’accesso a chi non è autorizzato, ma è anche possibile sapere in ogni momento il numero esatto di persone presenti all’interno dei locali e al tempo stesso sapere chi non è in sede, il che è fondamentale nel momento in cui si verificano ad esempio delle emergenze legate all’incolumità delle persone.

                                       Protezione delle risorse aziendali

Così facendo si vanno anche a responsabilizzare i propri dipendenti e fare in modo che possano prendere parte a questo processo che ha anche lo scopo, non secondario, di andare a proteggere le risorse aziendali presenti all’interno dei locali.

Parliamo ad esempio di macchinari, dispositivi o attrezzature che alcuni potrebbero altrimenti tentare di sottrarre furtivamente: dunque impedire ad eventuali malintenzionati di riuscire ad accedere alla sede in cui le attività lavorative vengono svolte è già un ottimo deterrente contro gli eventuali furti.

I badge timbratura Cotini srl consentono ad aziende di ogni tipo di migliorare il livello di sicurezza dei propri dipendenti, delle strutture e delle risorse che si trovano all’interno dei locali. Tali badge, che possono essere di prossimità o magnetici, possono essere totalmente personalizzati sia con la stampa di un numero progressivo, che con il logo o la ragione sociale alla quale può essere affiancata anche la fotografia del dipendente.

I badge, in ultima analisi, migliorano le relazioni tra i dipendenti, e quelle tra i dipendenti e i clienti, in quanto consentono a ciascuno di memorizzare il nome della persona che si ha di fronte, soprattutto quando si tratta di aziende con centinaia di dipendenti.

Asciugamani Elettrico Mediclinics

Quante volte ti sarà capitato di constatare che la zona dei bagni del tuo locale è perennemente sporca a causa dei fazzoletti per asciugare le mani che traboccano dal cestino? Per non parlare di quei pezzi di carta che rimangono appiccicati al pavimento o fazzoletti che rotolano dappertutto. E cosa dire di quella solita chiazza d’acqua che si forma sul pavimento, causata dal gocciolare delle mani dei clienti durante la fase di asciugatura delle mani? Per te che sei un gestore sempre così attento all’igiene, alla pulizia e all’immagine del tuo locale questo è un problema non di poco conto ma di difficile soluzione. Ebbene, la soluzione geniale ed efficace che stai cercando da tempo oggi esiste ed è a tua disposizione, stiamo parlando degli asciugamani elettrici Mediclinics.

Questi dispositivi ultramoderni e super tecnologici sono in grado di asciugare le mani per intero entro 10/15 secondi, e garantiscono il massimo dell’igiene dato che non vi è alcun contatto ma soltanto un forte getto d’aria. Questi ingegnosi dispositivi garantiscono grandi prestazioni e consumi limitati, grazie all’assenza della resistenza che riscalda l’aria, e pongono fine al problema delle pozzanghere d’acqua nei pressi grazie ad un intelligente sistema che convoglia e raccoglie le gocce d’acqua. Quando il serbatoio sarà pieno, sarà il dispositivo stesso ad avvisare tramite un apposito segnale luminoso e acustico, e l’operatore potrà effettuare l’operazione di svuotamento in pochi secondi. Il prodotto è stato progettato e realizzato assolutamente in Europa, nello stabilimento Mediclinics di Barcellona, e non ha nulla dunque a che vedere con i prodotti importati dai paesi del Sud Est Asiatico. Grande qualità dunque, per un prodotto che vi consentirà di rendere i servizi igienici dei vostri locali un luogo ancora più pulito ed accogliente ma soprattutto sicuro e igienico. I vostri clienti o noteranno e vi ringrazieranno!

Fatturato di partite Iva e aziende: nel 2021 +624 miliardi 

Buone notizie per le aziende e partite Iva italiane: nel 2021 il fatturato di Pmi e professionisti italiani è aumentato di 624 miliardi di euro, il 25% in più rispetto al 2020. Il record è raggiunto nel mese di dicembre, quando sono stati ‘incassati’ oltre 120 miliardi aggiuntivi. Una crescita trainata anche dalla corsa delle attività manifatturiere (+35%), ma è boom soprattutto per le costruzioni (+37%) e le attività immobiliari (+18%). A livello territoriale, le variazioni più importanti si sono registrate in Emilia-Romagna, in Friuli-Venezia Giulia e in Sicilia. Nel Lazio, unica regione che non ha raggiunto la crescita in doppia cifra, aziende e partite Iva hanno incassato solo il 9% in più. È quanto emerge dall’analisi del centro studi di Unimpresa, che ha elaborato i dati del dipartimento delle Finanze relativi alla fatturazione elettronica. 

Le imprese di costruzioni registrano l’incremento più importante: +37,5%

Tra i comparti, sono le costruzioni ad avere registrato l’incremento di fatturato più importante (+37,5%), grazie ai diversi bonus per l’edilizia e alle attività immobiliari connesse alle costruzioni, che hanno fatto segnare un +17,9%. È andata bene anche per le attività manifatturiere (+35,7%), e per le imprese che si occupano di estrazione di minerali da cave e miniere (+32,9%).  Le attività professionali, scientifiche e tecniche hanno segnato una variazione positiva del 25,9%, e l’istruzione del 10%. Sotto quota 20% si attestano il commercio all’ingrosso e al dettaglio (+15,4%), e la fornitura di acqua e reti fognarie (+16,8%), mentre in zona rossa figurano le attività di famiglie e le convivenze (colf, badanti) con un -50,1%, l’area dell’amministrazione pubblica e della difesa (-16,5%), oltre le attività artistiche e sportive (-3,6%)

Dal +38,9% in Emilia-Romagna al +9,5% nel Lazio

A livello territoriale, la regione che evidenzia il risultato migliore è l’Emilia-Romagna, con un incremento del 38,9%, seguita dalla provincia di Trento, con il 33,4%, la Valle d’Aosta (30,6%), il Friuli Venezia Giulia (28,2%), la Sicilia (27,1%), la Liguria (27,9%), e poi, Marche (26,9%), Molise (26,8%), Calabria (25,3%), Veneto (24,5%), Puglia (24,4%), Campania (23,1%), Toscana (23,0%), Lombardia (22,7%), Umbria (22,6%), Basilicata (22,5%), Abruzzo (21,3%), Sardegna (20,5%), Piemonte (19,4%), provincia di Bolzano (18,0%). Fanalino di coda, unica regione che non ha raggiunto la doppia cifra per la crescita, è il Lazio (9,5%).

Una ripresa economica minacciata dalla guerra tra Russia e Ucraina

Nei dati fiscali di imprese e professionisti, osserva l’associazione, “’c’è dunque la fotografia esatta della robusta ripresa economica del nostro Paese, cresciuta progressivamente negli scorsi mesi, ma seriamente minacciata, adesso, dal protrarsi della guerra tra Russia e Ucraina”.
Se nei mesi di gennaio e febbraio 2021, riporta Adnkronos, l’imponibile risultava ancora in calo, rispettivamente con 16,5 miliardi in meno e 2,6 miliardi in meno rispetto a gennaio e febbraio 2020, quando ancora non era esplosa la pandemia da Covid-19, nei 10 mesi successivi il segno è stato sempre positivo.

Consumatori e trasformazione digitale, nuove regole per le Pmi

Secondo un’indagine Istat, l’80% delle imprese italiane con almeno 10 addetti si colloca ancora a un livello ‘basso’ o ‘molto basso’ di digitalizzazione, e un numero ridotto di Pmi ha avviato vendite online. Ma dai risultati del sondaggio condotto da Vista sulle abitudini dei consumatori italiani emerge che a causa della pandemia, quasi il 90% ha acquistato online molto più di prima. Sebbene fare acquisti nei piccoli negozi di quartiere sia un’esperienza gradevole per molti (85%), una percentuale significativa (35%) riconosce che doversi recare nei negozi fisici rappresenta spesso un inconveniente.
Soprattutto per la mancanza di disponibilità degli articoli cercati (27,5%), la preoccupazione di ritrovarsi vicino a persone affette da Covid-19 (23,5%), le code per pagare (23%), o gli orari di attività, non sempre adeguati alle esigenze dei consumatori (16,5%).

Svantaggi e vantaggi dello shopping online

Quanto alle principali cause di frustrazione riscontrate durante lo shopping online, i consumatori evidenziano l’impossibilità di toccare i prodotti prima di acquistarli (50%), parlare con qualcuno che possa fornire consigli (21%), e acquistare i prodotti delle piccole imprese rive di una presenza online.
Per quanto riguarda i vantaggi, gli italiani danno maggiore importanza ai fattori quali la possibilità di fare acquisti comodamente da casa (34%), procurarsi prodotti di diverso tipo senza recarsi in più luoghi (22%), confrontare i prezzi e scegliere ciò che si adatta meglio alle proprie tasche e necessità (18,5%), gestire una lista dei desideri o un carrello della spesa virtuale per un lungo periodo fino a quando non si è pronti ad acquistare (5,5%).

L’alfabetizzazione digitale è necessaria alle piccole imprese

Per questo motivo, per il 93% degli intervistati è diventato quasi indispensabile poter trovare le piccole imprese su Internet. Tuttavia, essere presenti sul web non basta. “L’alfabetizzazione digitale è necessaria, certo, ma richiede tempo e impegno di cui molti proprietari di piccole imprese non dispongono – dichiara Richard Moody, direttore generale di Vista per l’Europa centrale, settentrionale e meridionale -. Per fortuna le Pmi non sono sole, Vista si propone come partner strategico per gli imprenditori e le piccole imprese che hanno bisogno di assistenza con la realizzazione dei prodotti per il marketing, sia fisici sia digitali”.

I 5 settori delle Pmi digitalizzate

Vista ha elaborato una classifica dei primi 5 settori in cui le piccole imprese e gli imprenditori hanno ordinato con più frequenza prodotti per il marketing, o hanno contrattato servizi web o consulenze digitali: servizi sanitari e sociali (17%), sport e fitness (11,9%), edilizia e ristrutturazioni (11%), arte e intrattenimento (7,3%), agricoltura e allevamento (7%).
“Prendersi cura di sé, in tutte le forme, è stata una priorità per molti consumatori durante e dopo la pandemia – aggiunge Moody -. Non stupisce, quindi, osservare la presenza in cima alla classifica di imprese legate alla salute fisica e mentale, alla cura del corpo, della casa e degli spazi in cui viviamo, o al cibo che consumiamo”.

Assegno unico, già richiesto per oltre 7 milioni di figli

L’assegno unico e universale è già stato richiesto per 7.259.181 figli. Le domande complessive inviate all’Inps sono state, da inizio anno a oggi, 4.497.281. Ma c’è ancora tempo fino al prossimo 30 giugno per richiedere anche gli arretrati, calcolati a ritroso dal marzo 2022. La quasi totalità delle domande, riporta Adnkronos, è stata elaborata in modo automatizzato. Quelle in esame alle sedi per verifiche non automatizzabili sono solo lo 0,5%. Nessuna documentazione è stata chiesta ai cittadini e tutte le informazioni necessarie alla istruttoria sono state reperite da archivi Inps o di altri enti collegati in interoperabilità con Inps (Anpr, Agenzia entrate, ministero dell’Interno, Miur etc). Come riferisce Adnkronos, solo per meno dello 0,5% delle domande è stata chiesta della documentazione ai cittadini a comprova del possesso dei requisiti, quando tale documentazione non è stata reperita in automatico dalle banche dati della pubbliche amministrazioni.

Come funzionano i pagamenti?

Per quanto riguarda i pagamenti dell’assegno, l’Inps sta elaborando quelli relativi alle domande pervenute ad aprile, che sono state già oltre 392mila. I pagamenti per domande di aprile saranno avviati nella prima settimana di maggio, insieme ai rinnovi degli assegni per le domande pervenute in precedenza. Dopo il 30 giugno l’assegno decorrerà dal mese successivo a quello di presentazione e il pagamento è effettuato dal mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Come si può presentare la domanda?

L’assegno unico universale (Auu) viene versato alle famiglie attraverso una procedura semplice e innovativa. La domanda può essere presentata sul sito web Inps, oppure tramite patronato o contact center. Per le domande presentate entro il 30 giugno 2022 saranno pagati gli assegni, se spettanti, a partire da marzo. Non è necessario avere un Isee al momento della domanda, in assenza di tale indicatore, o in presenza di un Isee superiore ai 40mila euro, l’assegno è corrisposto comunque, ma calcolato all’importo minimo previsto dalla norma. I percettori di rdc non devono presentare domanda, ma sarà loro riconosciuto d’ufficio l’assegno da Inps. La procedura è semplice, e per accedervi l’utente deve avere lo Spid. L’utente troverà quindi precompilati nella prima pagina (dopo la home page che presenta i vari applicativi che permettono la domanda e la sua gestione) i suoi dati anagrafici. Deve quindi inserire i dati dei figli, un figlio alla volta. Le pagine da compilare sono al massimo 3, sono navigabili, e l’utente può sempre tornare in una precedente per modificare i dati già inseriti. 

Tra 2019 e 2021 al Sud -125mila occupati

La pandemia ha reso il Sud ancora più debole sotto il profilo occupazionale. Il calo degli occupati, passati da 6.093mila del 2019 a 5.968mila del 2021, per una perdita di circa 125mila unità (-2,1%), è stato solo in parte attenuato dal boom del settore edile, l’unico a registrare un saldo positivo (+60mila occupati). Secondo il dossier Il lavoro nel Mezzogiorno tra pandemia e fragilità strutturali, della Fondazione studi consulenti del lavoro, alla base della contrazione occupazionale ci sono le criticità di un’economia e di un sistema lavoro che non riescono a invertire la parabola discendente. Ma il dossier evidenzia anche la depressione dell’offerta di lavoro e il deterioramento della già bassa qualità dello stesso.

Su 10 contratti 4 sono temporanei o part time

Nel biennio 2019-2021 le persone in cerca di lavoro al Mezzogiorno sono diminuite di 129mila unità, -9,9% rispetto al -3,6% del Centro Nord. Il tasso di inattività tra la popolazione in età lavorativa è passato dal 45,4% del 2019 al 46,2% del 2021, collocandosi sopra il resto del Paese di 16,3 punti percentuali.  La crisi, inoltre, ha evidenziato la precarizzazione dell’occupazione meridionale. Nel 2021, su 10 contratti attivati 4 risultano temporanei e part time (nel Centro Nord la percentuale è del 28,1%). Di contro, si è ridotta la quota delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato, passata dal 32,1% del 2014 al 17,1% del 2021.

Al Sud si amplia il divario di genere

Ma un altro fattore è l’impoverimento del lavoro. Il calo degli stipendi, insieme alle difficoltà vissute dai lavoratori autonomi, durante la pandemia ha incrementato il numero di famiglie in situazioni di povertà anche tra gli occupati.  Al Sud, poi, diversamente dal resto d’Italia, si amplia il divario di genere. Nel biennio 2019-2021 le donne hanno registrato una perdita occupazionale (-2,7%) di gran lunga superiore a quella degli uomini (-1,7%), e in generale, il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno si attesta al 33%, -23,8% di quello maschile, e 25 punti sotto quello del Centro Nord.
Ma non è tutto: la questione giovanile nel Mezzogiorno è da anni una vera e propria emergenza nazionale.

Un diffuso atteggiamento di disaffezione al lavoro

Alle ataviche criticità del contesto meridionale (scarsità di opportunità lavorative, precarietà del lavoro, calo demografico), si è aggiunto un diffuso atteggiamento di disaffezione e allontanamento dal lavoro. Tra il 2010 e il 2020 al Sud si è registrato un calo di quasi 400mila occupati tra i giovani con meno di 35 anni, soprattutto tra i giovanissimi di 15-24 anni.
“L’economia meridionale negli ultimi vent’anni ha visto crescere sempre più il proprio divario rispetto al resto del Paese – spiega Rosario De Luca, presidente di Fondazione Studi -. In tale contesto, qualsiasi politica occupazionale rischia di avere il fiato corto, in assenza di interventi che permettano un vero rilancio del Mezzogiorno”.

Salute, il 53% degli italiani si informa su Internet

Per avere informazioni sulla salute gli italiani non fanno riferimento al medico o allo specialista. Almeno, non tutti. Il 53% dei nostri connazionali tra i 16 e i 74 anni di età preferisce usare Internet. In pratica una persona su due. Si tratta di un dato appena leggermente inferiore alla media europea, che si attesta al 55%. A confermarlo sono gli ultimi dati Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, riferiti all’anno 2021.
In particolare, su Internet i cittadini italiani ed europei cercano notizie relative alle malattie o alle cure, ma anche consigli per migliorare in generale il proprio benessere fisico. Ad esempio, cercando online informazioni e consigli sull’alimentazione. 

Un’abitudine sempre più diffusa in tutta Europa: +26% in dieci anni

Un’abitudine sempre più diffusa in tutta Europa, se si considera che nel 2011 la quota di europei che usavano il web per trovare informazioni sanitarie era del 38%, il 17% in più rispetto a dieci anni fa.  E in Italia nell’ultimo decennio il salto in avanti è stato addirittura di 26 punti percentuali: era il 27% nel 2011, e nel 2021 sale al 53%. Nell’ultimo decennio l’aumento è avvenuto in tutta Europa, anche se, secondo i dati diffusi da Eurostat, il salto più elevato è stato registrato a Cipro (+46% rispetto al 2011), seguita dalla Repubblica Ceca (+33), da Malta (+32) e Spagna (+31).

In Finlandia l’80% dei cittadini cerca risposte online su salute e benessere

La percentuale di persone che cercano informazioni sanitarie online per scopi privati continua comunque a essere molto diversa tra gli Stati membri. La quota maggiore, nel 2021, è stata registrata in Finlandia (80%), seguita da Paesi Bassi e Norvegia (entrambe con il 77%), Danimarca (75%) e Cipro (74%). Per le quote più basse bisogna guardare alla Bulgaria (36%), alla Romania (40%), alla Germania (45%) e alla Polonia (47%), riferisce Ansa.

La banca dati sanitaria della UE

Insomma, i cittadini della UE cercano online informazioni sanitarie relative a lesioni, malattie, alimentazione, migliorare la salute e il benessere. 
La pagina panoramica di Eurostat, sulla salute funge da punto di accesso a un’ampia gamma di dati disponibili, incentrati sulla salute pubblica e sulla salute e sicurezza sul lavoro. La sezione dedicata dà accesso diretto alla banca dati sanitaria, che contiene sezioni su stato di salute, determinanti sanitari, assistenza sanitaria, disabilità, cause di morte, e salute e sicurezza sul lavoro.  Se si cercano dati con analisi di accompagnamento, si può trovare la sezione Eurostat Statistics Explained, che contiene un elenco di tutti gli articoli e le pubblicazioni relative alla salute.

Backup, un’azienda su quattro non fa nulla

Se si pensa che i nostri dati rappresentano uno dei “tesori” più importanti che abbiamo, anche solo immaginare che un’azienda italiana su quattro non abbia nessuna soluzione di backup sembra impossibile. Eppure è proprio così. Lo scenario emerge dall’indagine BVA Doxa per Aruba in occasione del World Backup Day, giornata che cade ogni 31 marzo. 7 aziende ogni 100 sono vittime di una perdita di dati, ciononostante quasi la metà di queste non sa quantificare economicamente il danno subito Il 27% delle piccole e medie imprese italiane non possiede un backup, dato che sale fino al 43% tra le sole piccole imprese.

Cosa fanno le imprese tricolore

Solo il 73% delle aziende intervistate ha dichiarato di disporre di una soluzione di backup, dato che scende al 57% quando si parla di piccole imprese e che sale ad un più incoraggiante 87% quando ci si interfaccia con le medie imprese. Tra quanti utilizzano soluzioni di backup in azienda, il 62% dei rispondenti ne dispone da oltre 5 anni ma è solo il 3% ad essersene dotato nel corso del 2021, sintomo che l’accelerazione della digital transformation registrata nel corso degli ultimi due anni non ha determinato un aumento in parallelo della attenzione alla conservazione dei dati e alla propria sicurezza digitale.
In dettaglio, è il 57% delle aziende intervistate a disporre di un backup in cloud, ossia la soluzione grazie alla quale i file vengono criptati e sincronizzati in tempo reale sui server del data center che ospita il servizio, rendendo il backup pienamente sicuro. Riguardo al cloud backup, le piccole imprese risultano a sorpresa più virtuose: è il 60% ad esserne dotato a fronte del 54% delle medie imprese.

C’è ancora chi non è interessato

Tra l’altro, è davvero sorprendente che tra quanti non hanno un sistema di backup il 71% non è interessato ad introdurne uno in azienda neanche nel lungo periodo. Le ragioni di questa scarsa propensione risiedono principalmente nel ritenere di avere pochi dati da salvaguardare o nel non trattare dati sensibili, dimostrando quindi una scarsa percezione del potenziale pericolo. Invece, a conferma dei rischi, 7 aziende su 100 hanno sperimentato una perdita di dati e per il 34% di queste la causa scatenante è riconducibile ad un sistema di backup inefficace o non adeguato. In media, le aziende coinvolte da una perdita di dati hanno subito un downtime di quasi 2 giorni ed il 43% di queste non saprebbe quantificare economicamente i danni causati dall’incidente. La metà degli intervistati, invece, dichiara in modo netto che la perdita di dati ha causato un rallentamento sul lavoro (52%) e delle conseguenze economiche seppur non facilmente quantificabili (43%).

Lombardia, riparte il mercato del lavoro: i dati del IV trimestre 2021

Buone notizie per quanto riguarda il mercato del lavoro lombardo. Inutile negare che gli ultimi due anni, segnati dalla pandemia e dalle difficoltà, siano stati duri. ma la regione, ancora una volta, dimostra un’incredibile resilienza e una forte dinamicità anche sul fronte occupazionale. A dirlo è l’Indagine sulle Forze di Lavoro relativi al quarto trimestre 2021 Istat ha ripreso la diffusione dei dati regionali, mettendo a disposizione per la prima volta le informazioni sul 2021 e rivedendo la serie storica a partire dal 2018. Si tratta di dati ancora parziali, ma che consentono di valutare le dinamiche che hanno interessato il mercato del lavoro regionale in questi anni di forti cambiamenti.

La fotografia del IV trimestre

Nel quarto trimestre 2021 il numero di occupati in Lombardia, secondo le stime Istat, è pari a 4 milioni e 418 mila individui, un numero in crescita su base annua (+120 mila unità, pari al +2,8%) ma ancora inferiore ai livelli del 2019 (-42 mila, pari al -0,9%). Si tratta del terzo incremento trimestrale positivo, che certifica la fase di crescita registrata dall’occupazione lombarda a partire dal secondo trimestre del 2021, dopo un anno di segni negativi dovuti agli effetti della crisi innescata dalla pandemia. Il tasso di occupazione si attesta al 67,8 (era 68,5 nel quarto trimestre 2019), con la componente femminile che ha già superato i valori pre-crisi, mentre quella maschile risulta ancora inferiore di circa due punti: si riduce quindi il gap di genere, passando da 16,2 a 13,2 punti.
Il tasso di disoccupazione scende al 5,4, in calo rispetto ai valori dei due anni precedenti, mentre quello di attività si attesta al 71,7: la partecipazione al mercato del lavoro lombardo si conferma in crescita negli ultimi trimestri, ma con un divario ancora consistente rispetto ai livelli pre-crisi (1,2 punti).

In calo la Cassa Integrazione

Un altro segnale positivo è rappresentato dal processo di riassorbimento della Cassa Integrazione: nel 2021 le ore autorizzate diminuiscono del -41,6%, pur rimanendo su valori storicamente elevati. Commenta così Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia: “La Lombardia si conferma una regione caratterizzata da alti livelli occupazionali, con un tasso superiore alla media nazionale di oltre otto punti a differenza di quanto accaduto in Italia, però, nella nostra regione non sono ancora stati raggiunti i valori pre-crisi. Ora si tratta di recuperare pienamente la partecipazione al mercato del lavoro supportando imprese e istituti formativi per un incontro efficace tra domanda e offerta di lavoro”.

Telefonia mobile, investimenti di 600 miliardi di dollari dal 2022 al 2025

La conferma arriva dal secondo il rapporto della GSMA Intelligence, The Mobile Economy: tra il 2022 e il 2025 gli operatori del settore mobile di tutto il mondo dovranno affrontare investimenti per una cifra superiore ai 600 miliardi di dollari. L’85% degli investimenti totali sarà rappresentato dal passaggio alle reti 5G, la cui adozione in rapida crescita porterà a un numero di connessioni prossimo al miliardo nel corso del 2022. Entro il triennio che porta al 2025 il rapporto stima che il 5G coprirà un quarto delle connessioni mobili globali. In pratica, due persone su 5 sfrutteranno la nuova connessione.

La crescita del 5G e le aspettative sui mercati con livelli di reddito modesti

Lo slancio del 5G è stato accentuato da una serie di fattori, tra cui la ripresa economica del post Covid-19, l’aumento delle vendite di telefoni 5G, l’espansione della copertura della rete e gli sforzi di marketing degli operatori mobili. A oggi, la crescita dell’utilizzo del 5G è trainata dai mercati più avanzati, Usa, Cina, e Corea del Sud. Ma una nuova ondata di implementazione del 5G nei grandi mercati con livelli di reddito modesti, come Brasile, Indonesia e India, potrebbe incentivare ulteriormente la produzione di massa di dispositivi 5G più convenienti, che a sua volta potrebbe rafforzare ulteriormente la crescita degli abbonati.

Nel 2021 tecnologie e servizi mobili valgono 4,5 trilioni di dollari

A fine 2021 circa 5,3 miliardi di persone risultano abbonate a servizi mobili di tutte le generazioni, rappresentando il 67% della popolazione mondiale. Nel 2021, il valore delle tecnologie e dei servizi mobili hanno generato 4,5 trilioni di dollari, più o meno il cinque per cento del Pil a livello globale, e la cifra sembra essere destinata a raggiungere i 5 trilioni entro il 2025. Cresce poi in generale in tutto il mondo la connettività mobile: gli investimenti in infrastrutture di rete da parte degli operatori hanno ridotto il divario di copertura da un terzo della popolazione mondiale ad appena il 6%. Tuttavia il digital divide non è colmato. Nonostante sia raggiunta dalla rete di banda larga mobile, il 41% della popolazione mondiale non utilizza i servizi di Internet mobile, pari a 3,2 miliardi di persone. 

Cala l’adozione del 4G, ma c’è ancora un margine di crescita

Le ragioni di questo divario di utilizzo variano in base alla regione, e includono prezzi dei servizi troppo alti e mancanza di competenze per l’uso del mobile Internet. Inoltre, con l’accelerazione dell’adozione del 5G nei mercati principali come Cina, Corea del Sud e Stati Uniti, il 4G inizia a vivere una fase di contrazione. A livello globale, l’adozione del 4G rappresenterà il 55% delle connessioni totali entro il 2025, in calo rispetto al picco del 58% nel 2021.
Ma il 4G ha ancora spazio per crescere nella maggior parte dei mercati in via di sviluppo. Nell’Africa subsahariana, ad esempio, l’adozione del 4G è inferiore a un quinto delle connessioni totali.

Con la pandemia le città italiane non sono diventate più sostenibili 

Nonostante i buoni propositi il traguardo verso una mobilità a emissioni zero entro il 2030 sembra essere ancora molto lontano. Alcune città europee hanno reagito alla pandemia da Covid-19 ripensando la mobilità urbana e accelerando la transizione ecologica, ma in Italia sono stati compiuti quasi solo passi indietro.  Lo conferma il rapporto Pan-European City Rating and Ranking on Urban Mobility for Liveable Cities, pubblicato dalla Clean Cities Campaign, la coalizione di organizzazioni che chiedono ai sindaci delle città europee impegni concreti la riduzione delle emissioni e del traffico urbano. Nessuna delle 36 città considerate dal City Ranking può però dirsi soddisfatta: un punteggio inferiore al 100% indica che si sta facendo troppo poco, e i punteggi vanno dal 71,5% di Oslo al 37,8% di Napoli.

In Italia sono stati fatti addirittura passi indietro

 “Le città italiane potevano uscire dalla pandemia trasformate in meglio: meno inquinamento dell’aria, meno auto in circolazione, più bici e trasporto pubblico. Purtroppo non hanno raccolto la sfida e spesso hanno fatto addirittura passi indietro – afferma Claudio Magliulo, responsabile della campagna Clean Cities in Italia -. Altre città europee, invece, hanno dimostrato che si può reinventare lo spazio urbano nel tempo di una stagione: Parigi ad esempio ha investito nella riduzione drastica del traffico veicolare e nella promozione della mobilità pedonale e ciclistica”, strappando a Stoccolma il 5° posto in classifica e tallonando le altre capitali scandinave.

Le città italiane sono tutte nella parte bassa della classifica

Il City Ranking ha analizzato 36 città in 16 paesi europei, classificandole sulla base dello stato della mobilità urbana e della qualità dell’aria.
Tra le variabili considerate, lo spazio urbano dedicato a pedoni e biciclette, i livelli di sicurezza per pedoni e ciclisti sulle strade urbane, quelli di congestione del traffico urbano, l’accessibilità ed economicità del trasporto pubblico locale, l’infrastruttura per la ricarica dei veicoli elettrici, le politiche di riduzione di traffico e veicoli inquinanti, e l’offerta di servizi di sharing mobility. Risultato? Le quattro città italiane analizzate sono tutte nella parte bassa della classifica: Milano al 20° posto, Torino al 23°, Roma al 32°, e Napoli, ultima in classifica, al 36° posto.

Il primo posto è stato conquistato da Oslo, seguita da Amsterdam, Helsinki e Copenaghen.

Non è un incidente di percorso, ma una centralità dell’auto decennale

Una mobilità non sostenibile significa anche congestione urbana e inquinamento dell’aria, riporta Adnkronos. “Le città italiane sono tra le più inquinate e congestionate d’Europa – aggiunge il responsabile di Clean Cities Italia -. Non si tratta di un incidente di percorso, ma del prodotto di decenni di centralità dell’auto e di dipendenza dai combustibili fossili. Abbiamo progettato le nostre città, e le abbiamo modificate negli anni, con in mente l’automobile È il momento di invertire questo paradigma, ripensando lo spazio urbano e la mobilità, a favore degli spostamenti a piedi, in bici e con i mezzi pubblici o di sharing mobility. Ma per farlo, e rapidamente, i sindaci italiani dovranno dimostrare più coraggio e lungimiranza”.