Assenteismo dei dipendenti dal luogo di lavoro

Quello dell’assenteismo dei dipendenti dal luogo di lavoro è un problema noto e oggi alquanto frequente nelle cronache.

Si tratta di fastidiosi episodi per i quali dipendenti, siano essi privati ma soprattutto pubblici, si assentano in maniera arbitraria ed ingiustificata dal luogo in cui si svolge l’attività lavorativa professionale per sbrigare faccende personali o comunque fare tutt’altro.

Quel che è certo è che è un dipendente assenteista è un problema per l’azienda, in quanto rappresenta una risorsa che ha un costo ma che non ha alcun tipo di produttività nei periodo di assenza ingiustificata dal lavoro.

Per questo motivo aziende o pubbliche amministrazioni sono alla ricerca di quelle soluzioni che consentono loro di porre un freno a questa incresciosi episodi.

Il danno economico

Un dipendente che viene pagato ma che in realtà non produce, è chiaramente una grave perdita economica per qualsiasi tipo di impresa, azienda o pubblica amministrazione.

Una risorsa che ha un costo ma che non produce nulla è sicuramente una falla nel sistema ed è bene individuarle tutte così da poter aumentare la produttività e di conseguenza e ricavi.

Non si tratta dunque solamente di un rapporto di fiducia che viene meno, ma c’è a tutti gli effetti un danno economico che il datore di lavoro subisce nel momento in cui il dipendente svolge altro tipo di attività durante l’orario lavorativo.

Le indagini

L’assenteismo dei dipendenti è sicuramente un qualcosa che fa venir meno la fiducia dell’azienda nei confronti del lavoratore, il quale si è sottratto senza autorizzazione dallo svolgere le mansioni per le quali è pagato.

Nel caso in cui il datore di lavoro dovesse sospettare comportamenti scorretti da parte dei propri dipendenti, può rivolgersi ad una agenzia di investigazioni private la quale può mettere in moto delle indagini che possono far luce sulla situazione.

In alcuni casi il lavoratore ha un secondo lavoro che viene svolto mentre invece questi dovrebbe essere in sede, in altri casi lo strumento della malattia è in realtà un pretesto per potersi dedicare ad altre mansioni.

Ad ogni modo questo è un comportamento che fa venir meno la fiducia nel lavoratore e per questo motivo l’azienda fa bene ad adottare tutte quelle soluzioni e strumenti che gli consentono di tutelarsi.

Chiaramente la prima azione da intraprendere è quella investigativa per verificare che effettivamente il lavoratore venga meno alle proprie mansioni senza alcun tipo di autorizzazione.

Le prove

Una agenzia investigativa che viene ingaggiata prettamente per far luce su una situazione di questo tipo, ha lo scopo principale di portare alla luce tutte quelle prove che effettivamente possano dimostrare in maniera incontrovertibile che il lavoratore venga meno ai propri doveri durante l’orario di lavoro.

Vengono adottate per questo motivo tutta una serie di azioni, la prima delle quali è solitamente una attività di appostamenti e pedinamenti per comprendere effettivamente cosa faccia e dove vada il lavoratore durante quelle ore in cui dovrebbe invece essere presente sul luogo di lavoro.

 Accertato il dolo, vengono prodotte tutta una serie di prove e documentazioni fotografiche e video che sono molto utili all’azienda anche in sede legale.

Grazie a tale documentazione sarà possibile per l’azienda dimostrare che effettivamente il dipendente è venuto meno ai suoi compiti e che ci sono dunque tutti i presupposti per poter parlare di un licenziamento.

Conclusione

Individuare eventuali dipendenti assenteisti significa anche gratificare tutti gli altri lavoratori per avere sempre lavorato bene, e consente altresì di migliorare la produttività.

Ecco perché sono sempre più le aziende e gli enti della pubblica amministrazione che si rivolgono ad agenzie investigative per scoprire se gli eventuali dubbi su possibili dipendenti assenteisti siano fondati o meno.

Dove mettere la cassetta della posta

La cassetta postale è un elemento imprescindibile grazie al quale riusciamo a ricevere la corrispondenza e piccoli pacchi. La sua presenza è obbligatoria per legge e ne esistono davvero tanti modelli in commercio tra i quali puoi trovare certamente quello che maggiormente si adatta al tuo condominio, ufficio o abitazione.

Una domanda che spesso ci si pone prima di acquistare la cassetta della posta, è quella relativa alla sua ubicazione. Non si sa bene infatti quale possa essere il luogo migliore in cui posizionarla e dunque per questo si cerca di capire quale possa essere un posto perfetto che venga incontro alle nostre esigenze di comodità, tenendo chiaramente conto anche delle necessità dei portalettere e corrieri che consegnano la corrispondenza.

Vediamo allora di capire insieme dove posizionare la cassetta della posta e cosa dice in merito la normativa vigente.

Dove posizionare la cassetta postale: Cosa dice la legge

Per quel che riguarda l’ubicazione della cassetta della posta, il riferimento normativo è il Decreto Ministeriale del 9 Aprile 2001. In particolar modo l’articolo 46 recita: “Le cassette devono essere collocate al limite della proprietà, sulla pubblica via o comunque in luogo liberamente accessibile, salvi accordi particolari con l’ufficio postale di distribuzione“.

Dunque appare evidente la necessità di posizionare la cassetta postale in un luogo in cui il portalettere o corriere possa accedere facilmente e senza la necessità di dover chiedere a qualcuno di poter fare accesso ai locali ed essere accompagnato nella zona in cui è presente la bacheca delle lettere.

Ciò avviene per velocizzare il loro lavoro, che altrimenti al contrario sarebbe continuamente rallentato dal dover bussare di volta in volta e accedere all’androne o scala per individuare la cassetta delle lettere, con il rischio di rallentare il proprio lavoro e dunque la consegna di tutta la corrispondenza o pacchi.

Cosa accade se la cassetta è ubicata nel posto sbagliato?

In questo caso è l’articolo 37 a sciogliere ogni dubbio: “Gli invii di posta che non è possibile recapitare all’indirizzo indicato, possono essere ritirati presso l’ufficio postale di distribuzione dal destinatario o dalle persone a ciò abilitate dallo stesso o dalla normativa vigente, entro i termini di giacenza indicati all’art. 49“.

Dunque nel caso in cui la cassetta postale non sia posizionata sulla pubblica via, o se questa è comunque collocata in un punto difficile da raggiungere per il portalettere, egli può anche decidere di non effettuare la consegna e l’utente sarà dunque costretto a recarsi presso l’ufficio postale di riferimento per ritirare la propria corrispondenza.

Ciò non è chiaramente piacevole perché richiede una inevitabile perdita di tempo, motivo per cui è bene posizionare sin dall’inizio la cassetta della posta in un punto appropriato.

Come fissare la cassetta postale sulla cancellata?

Abbiamo visto che la soluzione più adeguata da adottare è quella di posizionare la cassetta postale sulla pubblica via. In che maniera è dunque possibile fissarla sulla cancellata? Esistono a tal proposito degli appositi kit di fissaggio che sono compatibili con tutti i modelli di cassette postali, e che consentono di ancorare la cassetta in maniera sicura alla cancellata così che questa non possa né scivolare ne essere sottratta da eventuali malintenzionati.

Si tratta della soluzione più rapida ed efficace per posizionare sin dall’inizio la propria cassetta postale nel luogo più appropriato rispettando dunque quel che prevede la legge e facendo in modo da agevolare notevolmente il lavoro dei portalettere e dei corrieri.

Non hai nulla da preoccuparti circa le intemperie, in quanto le cassette postali realizzate al 100% in alluminio offrono una ottima resistenza e tengono al sicuro la tua corrispondenza evitando che possa bagnarsi o rovinarsi, impedendo al tempo stesso che eventuali malintenzionati possano sottrarre la tua posta.

Codici Sconto Amazon: come funzionano

Con i Codici Sconto Amazon si possono comprare online sul famoso marketplace determinati prodotti e in alcuni casi la percentuale di sconto è importante. Normalmente Amazon permette di risparmiare rispetto ai negozi fisici, ma usufruendo del codice sconto Amazon i vantaggi sono superiori. Vediamo allora come funzionano i coupon di Amazon, dove trovarli e come risparmiare acquistando i prodotti ad un prezzo speciale.

Codice sconto Amazon: cosa è

I codici sconto Amazon o coupon Amazon danno diritto ad uno sconto su un prodotto specifico, che il marketplace definisce come “prodotto idoneo”. Non si tratta, quindi, di uno sconto generico da applicare a tutto il carrello, ma di una promozione su un singolo prodotto. Se l’acquisto comprende sia prodotti normali sia prodotti idonei lo sconto Amazon si applica solo a quelli idonei. Il risparmio offerto dai codici sconto Amazon corrisponde ad una percentuale del prezzo o ad una cifra fissa.

Quando si utilizzano i coupon Amazon è bene prestare attenzione anche al periodo di validità, dato che alcuni sono utilizzabili solo 1 volta ed altri fino a 10 volte.

Come si usano i coupon Amazon

Per usufruire del codice sconto Amazon si può fare click su Seleziona Coupon selezionando poi la spunta Applica Coupon sotto il prezzo. In questo modo vedremo i dettagli del coupon, le condizioni di utilizzo e il periodo di validità.  A questo punto si aggiungerà il prodotto idoneo al carrello per poi procedere al normale acquisto e nella schermata finale vedremo il costo del prodotto e lo sconto applicato con il coupon.

Dove trovare i codici sconto Amazon

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Sul nostro sito sono disponibili coupon per chi non ha un account Amazon, per chi ha account normali e per gli iscritti ad Amazon Prime.

La cucina di domani

Le nuove tendenze per il 2021 ci portano verso forme ergonomiche, maniglie incassate, materiali performanti e soluzioni moderne senza per questo rinunciare alla praticità e all’organizzazione. Ecco i consigli di Pedrazzini Arreda, leader del settore e negozio Veneta Cucine storico di Milano.

MATERIALI: Si potranno accostare materiali diversi, utili ad identificare le diverse zone della cucina. Bancone effetto legno, antine in laminato e top in Corian per esempio. Attenzione però a non farsi prendere la mano con troppi materiali rischiando di passare dal trendy al trash.

COLORI: Mentre la tendenza degli ultimi tempi vedeva cucine chiarissime, panna, avorio o addirittura total white, le nuove tendenze vendo un ribaltamento della situazione. Sarà che dopo un po’ il bianco stanca ma per il 2021 i colori che la fanno da padrone saranno molto più decisi e scuri: grigio, tortora e antracite saranno i nuovi trend colors del 2021.

FINITURE: I metalli entrano a spezzare l’austerità dei colori scuri. Bronzo, Ottone, rame…potranno essere usati per rubinetti e maniglie, dando un tocco di classe e molto personale alla nostra cucina.

COLONNE: Per l’anno prossimo saranno privilegiate le colonne con piani estraibili rispetto ai pensili. Queste ci garantiscono molto spazio contenitivo e permettono di nascondere tutto in un attimo, soprattutto quando non c’è una dispensa!

PIANO LAVORO: Per il top cucina è molto gettonato il Dekton, una miscela composta da oltre 20 minerali naturali che lo rendono estremamente resistente e altamente performante. Altrettanto impegnativo è ovviamente il prezzo. Anche il piano da lavoro in Fenix è apprezzato per il suo effetto soffice al tatto con il vantaggio della rigenerazione da eventuali micrograffi superficiali grazie alla sua termoriparabilità. Altro materiale utilizzato per il top perché molto resistente alle sollecitazioni, alle alte temperature e agli agenti chimici è l’HPL che ha dalla sua parte anche un prezzo più contenuto ed accessibile.

ELETTRODOMESTICI: Dedichiamo una sezione importante di questo articolo agli elettrodomestici che per la cucina del 2021 avranno caratteristiche ben precise: intelligenza, controllo remoto, funzionalità, comfort e compattezza. Si presterà più attenzione alla funzionalità, all’efficienza energetica e all’affidabilità. Marchi rinomati offrono innovazioni in cucina per una vasta gamma di vantaggi e funzioni, tra cui lampade che generano clima e controlli intelligenti degli elettrodomestici. La domotica in cucina permetterà per esempio, tramite applicazioni mobili di smartphone o tablet, di avviare la lavastoviglie con il programma desiderato, di accendere il forno indicando modalità e tempi di cottura, o vedere con l’aiuto delle telecamere integrate, la disponibilità dei prodotti nel frigorifero per poter fare la spesa prima di rientrare a casa.

PAVIMENTI: L’uso della pietra per i pavimenti sarà la vera novità della cucina nel 2021. Si sfrutteranno le potenzialità estetiche dei grandi formati irregolari per uscire da un gioco di geometrie rigide, scacchiere e ceramiche lucide. La parola d’ordine sarà opacità ruvida sfruttando i colori della pietra naturale e qual senso di rusticità che, fa risaltare l’arredamento di questo spazio come nessun altro. Attenzione però, il pavimento, come anche le pareti, è parte integrante dell’arredamento della cucina pertanto è necessario mantenere uno stile che si uniformi a quello scelto per mobili e piano lavoro.

Il 2021 è ormai alle porte, quindi non resta che affidarsi agli esperti del settore e andare a scegliere oggi la vostra cucina di domani.

I vantaggi del taglio laser industriale

Il taglio laser è un tipo di tecnica adoperata per lavorare tagliare pezzi di qualsiasi tipo di materiale in maniera rapida ed estremamente precisa. Per questo motivo tale soluzione è ampiamente adoperata nell’ambito dell’industria automobilistica, così come in ambito militare, medico, industriale ed estetico.

Come funziona il taglio laser?

I macchinari che adoperano questo tipo di tecnica sfruttano la luce quale strumento di taglio. Il raggio laser si focalizza su un punto del materiale da lavorare con una potenza tale da farlo fondere ed evaporare. Il risultato è una esecuzione davvero precisa del taglio, che consente di ottenere una finitura di qualità davvero molto particolare e dettagliata.

I vantaggi del taglio laser industriale

I moderni laser industriali presentano parecchi vantaggi che consentono di aumentare la velocità di produzione diminuendo tempi di lavorazione e costi, mantenendo la qualità inalterata.

  • Non serve tagliare le fustelle
  • È possibile apportare anche piccolissime modifiche
  • Non ci sono sbavature
  • È possibile effettuare tagli complessi
  • È una tecnologia che rispetta l’ambiente

I macchinari adoperati per poter riuscire a fare questo tipo di taglio sono molto avanzati, ed in questa maniera riescono a garantire una precisione di taglio senza eguali. Optoprim è una azienda specializzata nella fornitura di laser industriali, con una grande esperienza alle spalle ed in grado di offrire alle aziende clienti tutta la sicurezza di cui hanno bisogno per poter migliorare la qualità della produzione velocizzando l’intero processo.

L’ampio catalogo di prodotti offerti infatti, consente di rispondere alle esigenze dei vari mercati e dunque dei settori all’interno dei quali i clienti operano. Viene offerto supporto ai clienti sia in fase progettuale che nel momento in cui il progetto viene definito, aiutando ciascuno ad individuare esattamente la tipologia di laser necessario in base al tipo di lavorazione e di utilizzo che se ne intende fare.

I vantaggi di adottare badge di ingresso in azienda

I motivi per i quali ogni azienda fa bene ad adottare dei badge per controllare ingresso e uscita dei dipendenti della sede di lavoro sono molteplici, ma i principali riguardano in particolare l’ordine e la sicurezza.

Poter Infatti fare in modo che i soli dipendenti possono accedere ai locali aziendali, dopo aver inserito il badge personale all’interno dell’apposito lettore, fa in modo che compagnie e organizzazioni possano verificare quelli che sono i movimenti all’interno della sede lavorativa in ogni momento.

In questa maniera non solo è possibile impedire l’accesso a chi non è autorizzato, ma è anche possibile sapere in ogni momento il numero esatto di persone presenti all’interno dei locali e al tempo stesso sapere chi non è in sede, il che è fondamentale nel momento in cui si verificano ad esempio delle emergenze legate all’incolumità delle persone.

                                       Protezione delle risorse aziendali

Così facendo si vanno anche a responsabilizzare i propri dipendenti e fare in modo che possano prendere parte a questo processo che ha anche lo scopo, non secondario, di andare a proteggere le risorse aziendali presenti all’interno dei locali.

Parliamo ad esempio di macchinari, dispositivi o attrezzature che alcuni potrebbero altrimenti tentare di sottrarre furtivamente: dunque impedire ad eventuali malintenzionati di riuscire ad accedere alla sede in cui le attività lavorative vengono svolte è già un ottimo deterrente contro gli eventuali furti.

I badge timbratura Cotini srl consentono ad aziende di ogni tipo di migliorare il livello di sicurezza dei propri dipendenti, delle strutture e delle risorse che si trovano all’interno dei locali. Tali badge, che possono essere di prossimità o magnetici, possono essere totalmente personalizzati sia con la stampa di un numero progressivo, che con il logo o la ragione sociale alla quale può essere affiancata anche la fotografia del dipendente.

I badge, in ultima analisi, migliorano le relazioni tra i dipendenti, e quelle tra i dipendenti e i clienti, in quanto consentono a ciascuno di memorizzare il nome della persona che si ha di fronte, soprattutto quando si tratta di aziende con centinaia di dipendenti.

Asciugamani Elettrico Mediclinics

Quante volte ti sarà capitato di constatare che la zona dei bagni del tuo locale è perennemente sporca a causa dei fazzoletti per asciugare le mani che traboccano dal cestino? Per non parlare di quei pezzi di carta che rimangono appiccicati al pavimento o fazzoletti che rotolano dappertutto. E cosa dire di quella solita chiazza d’acqua che si forma sul pavimento, causata dal gocciolare delle mani dei clienti durante la fase di asciugatura delle mani? Per te che sei un gestore sempre così attento all’igiene, alla pulizia e all’immagine del tuo locale questo è un problema non di poco conto ma di difficile soluzione. Ebbene, la soluzione geniale ed efficace che stai cercando da tempo oggi esiste ed è a tua disposizione, stiamo parlando degli asciugamani elettrici Mediclinics.

Questi dispositivi ultramoderni e super tecnologici sono in grado di asciugare le mani per intero entro 10/15 secondi, e garantiscono il massimo dell’igiene dato che non vi è alcun contatto ma soltanto un forte getto d’aria. Questi ingegnosi dispositivi garantiscono grandi prestazioni e consumi limitati, grazie all’assenza della resistenza che riscalda l’aria, e pongono fine al problema delle pozzanghere d’acqua nei pressi grazie ad un intelligente sistema che convoglia e raccoglie le gocce d’acqua. Quando il serbatoio sarà pieno, sarà il dispositivo stesso ad avvisare tramite un apposito segnale luminoso e acustico, e l’operatore potrà effettuare l’operazione di svuotamento in pochi secondi. Il prodotto è stato progettato e realizzato assolutamente in Europa, nello stabilimento Mediclinics di Barcellona, e non ha nulla dunque a che vedere con i prodotti importati dai paesi del Sud Est Asiatico. Grande qualità dunque, per un prodotto che vi consentirà di rendere i servizi igienici dei vostri locali un luogo ancora più pulito ed accogliente ma soprattutto sicuro e igienico. I vostri clienti o noteranno e vi ringrazieranno!

Italiani in vacanza alla scoperta della cucina tipica e locale

Secondo la ricerca Doxa/Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina, il trend per le vacanze estive di quest’anno è la scoperta dei cibi locali con una storia da raccontare. Per 1 italiano su 2 (48%) la cucina tipica locale esprime la vera identità dei luoghi in cui è nata, e per 3 italiani su 10 si degusta alternando un pasto completo a tanti spuntini tipici a base di finger food. Un altro fattore di attrazione è la nostra varietà territoriale ed enogastronomica: per 4 italiani su 10 (38%) la cucina locale è sempre diversa, a seconda della cultura e della tradizione del territorio, e per il 33% parla di autenticità, in quanto specchio della memoria locale. Inoltre, per i 28 milioni di italiani che andranno in vacanza il cibo è la voce più importante del budget, con un terzo della spesa turistica destinato alla tavola.

Un viaggio non è completo se non ci si immerge nella tradizione gastronomica

In Italia si contano 5333 tipicità regionali, tra pane, pasta, formaggi, salumi, conserve, frutta e verdura, dolci e liquori tradizionali, che compongono il patrimonio enogastronomico nazionale. Dietro ognuno di questi prodotti vi è una storia di cultura, tradizione e trasmissione di un sapere antico legato ai territori, e un viaggio non è completo se non ci si immerge nell’offerta gastronomica e nella scoperta delle tradizioni territoriali. I prodotti tipici della Puglia, ad esempio, sono 150, tra DOP, IGP e tipicità, come la Burrata di Andria IGP o il Pane di Altamura DOP, il rustico e il pasticciotto leccesi, souvenir perfetti da riportare a casa al termine della vacanza.

Alla scoperta di vini e ricette regionali

Una regione ricca di storia e cultura tanto quanto di vini straordinari, prodotti caseari e salumi: la tradizione gastronomica siciliana è frutto di influenze delle varie culture mescolate sull’isola. La cucina e i piatti proposti sono spesso elaborati e comprendono ingredienti della terra e del mare insieme e variano in base al territorio. La cucina toscana è invece una delle più antiche tra le cucine regionali del Belpaese. Molti dei piatti tipici mantengono la loro ricetta originale, caratterizzata da preparazioni semplici, con ingredienti di origine contadina, come il pecorino toscano, la finocchiona, i salumi di Cinta Senese o il Lardo di colonnata IGP. 

Dalla Valtellina alle Marche

Se si parla di Lombardia e montagne, il pensiero immediato va alla Valtellina. Quest’estate il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina con la campagna ‘Destinazione Bresaola’ propone un’interpretazione in chiave street food delle ricette della tradizione con i prodotti tipici locali. Una delle mete preferite da stranieri e italiani è anche il Trentino-Alto Adige, con formaggi, mele, insaccati e patate che regnano in molti dei suoi piatti tipici. Quella marchigiana invece, riporta Askanews,  è una terra di sapori semplici, piatti poveri che al pescato fresco della costa coniugano le prelibatezze dell’entroterra. Un tour enogastronomico regionale spazia dal tartufo bianco di Acqualagna ai legumi, dal Ciauscolo IGP fino ai vini, come il Lacrima di Morro d’Alba. 

A Milano, Monza e Lodi i giovani tornano a fare impresa

A Milano Monza Brianza Lodi le iscrizioni di imprese giovanili registrano +21,6% rispetto al 2020. Le aziende guidate da under 35, quindi, sono fortunatamente in crescita: non succedeva dal 2014. Nel territorio in esame, nel 2021, le imprese gestite da giovani under 35 hanno registrato, dopo una lunga fase calante, una buona performance, che ha visto incrementarsi rispetto al 2020 sia il numero delle nuove nate (+21,6%) sia quello delle imprese attive (+1,2%). E Milano si conferma capitale italiana delle start up innovative: 1 su 5 ha sede in città. Complessivamente il sistema imprenditoriale di Milano Monza Brianza Lodi registra nei primi sei mesi del 2022 una performance positiva delle iscrizioni: sono 17.129 le nuove imprese nate. A fronte delle 12.173 chiusure, il saldo tra iscrizioni e cancellazioni è stato positivo: +4.956 imprese, con il contributo determinante di Milano (+4.237). Nel primo semestre del 2021 il saldo complessivo si attestava a +5.050 unità.

Anche il tasso di crescita si conferma positivo

In attesa di sapere quanto inciderà sul quadro economico l’attuale situazione geopolitica internazionale, le previsioni sul valore aggiunto indicano per il 2022 una crescita pari al 2,9% per Milano, stesso dato per Monza Brianza e +1,7% per Lodi. Considerando complessivamente i tre territori, nel 2021 sono stati recuperati circa 11 miliardi e mezzo di euro di valore aggiunto rispetto agli oltre 14 persi nel 2020 (+6,6%); con un differenziale quindi rispetto alla situazione pre-Covid di -1,4%. Sono alcuni dei dati emersi in occasione dell’incontro “Milano alla prova del futuro. Giovani, innovazione e start up = Risorse, opportunità e sfide”, dedicato alla presentazione del rapporto annuale “Milano Produttiva”, giunto alla sua 32a edizione, realizzato dal Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. 

Il trend dei settori economici nel 2021

Le indagini congiunturali dei settori per il 2021 indicano uno scenario di crescita diffusa che interessa trasversalmente tutti i territori. Il manifatturiero ha registrato nel 2021 una crescita significativa della produzione industriale, in particolare nella città metropolitana di Milano (+14,6%) e nella provincia di Monza Brianza (+13,6%) seguite a distanza da Lodi (+8,8%). L’artigianato ha evidenziato un trend della produzione inferiore al manifatturiero: Milano (+8,8%), Monza Brianza (+11,3%), Lodi (+5,5%). Per quanto attiene ai servizi, si segnala una dinamica elevata per il fatturato dell’area metropolitana milanese (+16,9%), dove il settore è particolarmente rilevante per l’economia locale. Negli altri territori, i servizi hanno registrato una crescita significativa nella provincia di Monza Brianza (+16,2%) e una progressione contenuta in provincia di Lodi (+8,1%). Per il commercio al dettaglio si rileva un incremento del fatturato elevato per il territorio di Monza Brianza (+15,4%) e più ridotto nel Lodigiano (+7,9%) e nel Milanese (+10%).

Dal 2035 stop alle auto a benzina e diesel. Cosa ne pensano gli automobilisti?

Dal 2035 scatterà il blocco per le vendite di automobili nuove a benzina e diesel. Il via libera è stato deciso dal Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dei Paesi dell’Unione Europea. Si tratta di una misura che fa parte dell’ambizioso piano di azione per contrastare il cambiamento climatico, ma non è esente da polemiche, e il giudizio degli automobilisti italiani è diviso. C’è infatti chi pensa che questo sia l’unico modo per ridurre le emissioni di gas serra e chi invece afferma che i tempi siano troppo stretti, con il rischio di demolire l’intera filiera automotive italiana.

I motori tradizionali sono “insostituibili”?

Secondo una ricerca del Centro Studi di AutoScout24 il giudizio non è positivo, anzi, quasi sette utenti su dieci valutano la misura negativamente, con i motori tradizionali che si confermano allo stato attuale ‘insostituibili’. Ma quali sono le motivazioni? Innanzitutto i tempi. Per quasi otto utenti su dieci, il 2035 è una data troppo ravvicinata per un cambiamento così epocale, un parere in linea con i Paesi che chiedono di posticiparne lo stop al 2040. Sul fronte dei costi, per la maggior parte degli utenti (90%) il prezzo delle auto elettriche è troppo alto e distante dal budget medio a disposizione degli automobilisti per l’acquisto di un’auto, dichiarato dagli intervistati dalla ricerca pari a circa 24.600 euro

Le barriere all’auto elettrica

Ma la vera barriera è di tipo tecnologico, e pochi credono che fra 13 anni ci sarà una vera ‘rivoluzione’ su questo fronte. Secondo l’86% degli intervistati, infatti, il livello tecnologico delle auto elettriche non è ancora adeguato in termini di batterie e autonomia, senza contare la carenza dell’infrastruttura italiana delle colonnine di ricarica, indicata dall’83% del campione. Una fotografia, quella scattata dalla ricerca, che poco si adatta alle abitudini degli automobilisti, dato che l’83% usa l’auto almeno cinque giorni a settimana, oltre quattro su dieci percorrono in media più di 20mila km l’anno e molti per spostamenti lunghi.

Come promuovere il passaggio verso una mobilità più green?

Poi c’è anche un aspetto ambientale, riporta Adnkronos. Solo pochi sostengono, il 7%, che le auto elettriche siano veramente green considerando tutto il ciclo di vita del prodotto, ed esprimono dubbi in merito al fatto che la misura servirà realmente a ridurre le emissioni e l’impatto ambientale (19%).
Inoltre, gli intervistati pensano che avremo il problema di come smaltire le batterie (84%).
Al contrario, i favorevoli pensano che solo con interventi decisi si potrà promuovere il passaggio verso una mobilità più green. Ma per il momento rappresentano la netta minoranza.

Le stampanti inkjet sono più ecologiche: 1,3 milioni di tonnellate di CO2 risparmiati

Le stampanti con tecnologia a getto d’inchiostro potrebbero ridurre le emissioni di oltre il 50% rispetto ai livelli attuali, e potrebbero far risparmiare 1,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2). Se tutti passassero alle stampanti inkjet le emissioni diminuirebbero infatti del 52,6% rispetto ai livelli attuali. Un po’ come se sulle nostre strade circolassero 280.000 auto in meno all’anno. La tecnologia inkjet può infatti consumare fino al 90% in meno rispetto alle soluzioni laser. È quanto emerge da una ricerca commissionata da Epson e svolta dal professor Tim Forman dell’Università di Cambridge. Per un futuro a emissioni zero, si legge nello studio, è necessario che il consumo energetico mondiale associato all’uso dei vari dispositivi diminuisca drasticamente: servirebbe infatti una riduzione media del 25% entro il 2030 e del 40% entro il 2050.

Per la stampa di documenti è possibile un futuro net-zero

“Questa ricerca dimostra che per la stampa è possibile un futuro net-zero, a condizione che vengano adottate soluzioni più efficienti in termini di consumo energetico, a casa come in ufficio, e che si riducano le emissioni di anidride carbonica associate alla produzione di questi dispositivi – dichiara Tim Forman -. Per evitare che il cambiamento climatico abbia conseguenze sempre più drammatiche, è importante continuare a migliorare l’efficienza energetica delle apparecchiature e ridurre i consumi necessari per la loro produzione. L’analisi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) dimostra che la mancata realizzazione di uno scenario di decarbonizzazione net-zero nel settore degli elettrodomestici potrebbe comportare un aumento del 100% nella frequenza di ondate di calore estremo e un aumento del 40% della siccità”.

Puntare su innovazione tecnologica e dispositivi più efficienti

Secondo Forman, sono tre i modi per attuare un cambiamento collettivo. Innanzitutto, puntare sull’innovazione tecnologica. Con la crescente diffusione di apparecchiature la riduzione delle emissioni di anidride carbonica dipenderà dal miglioramento degli standard di efficienza e dalla riduzione dell’intensità energetica legata alla produzione.
È inoltre necessaria una maggiore collaborazione a livello internazionale per promuovere l’utilizzo di apparecchiature più efficienti e migliorare il quadro per l’etichettatura dell’efficienza energetica. L’obiettivo è accelerare i tempi di eventuali piani d’azione, e ridurre i costi per i dispositivi più efficienti.

Ridurre consumi energetici ed emissioni di gas serra è possibile

Se ognuno di noi farà la propria parte, l’impatto positivo sul pianeta può essere significativo. Scegliendo la tecnologia a freddo, è possibile ridurre consumi energetici ed emissioni di gas serra. “Stiamo senza dubbio affrontando una crisi climatica mondiale e il futuro è nelle nostre mani – commenta Henning Ohlsson, Director of Sustainability di Epson Europe -. Possiamo controllare il modo in cui consumiamo l’energia e rendere il mondo un luogo migliore, dispositivo dopo dispositivo. La tecnologia inkjet è al momento la scelta più eco-sostenibile e anche i cambiamenti più piccoli possono fare una grande differenza nella protezione del permafrost”.

Mobilità elettrica e home working abbassano l’inquinamento urbano

Rendendo ‘elettrico’ anche solo l’1% dei veicoli privati più inquinanti in un centro urbano, la conseguente riduzione delle emissioni di CO2 sarebbe pari a quella ottenuta se una quantità 10 volte maggiore di veicoli scelti a caso fossero elettrici. Risultati analoghi si otterrebbero dall’applicazione dell’home working mirato ad evitare i viaggi sistematici da casa al lavoro anche solo di una porzione della popolazione. In città come Roma e Firenze, ma anche a Londra, il 10% delle strade più inquinate può arrivare a ‘ospitare’ quasi il 60% delle emissioni veicolari di tutta la città, e allo stesso modo, il 10% dei veicoli più inquinanti può arrivare a essere responsabile per ben più della metà delle emissioni.

È importante compiere scelte informate: lo conferma la scienza

Insomma, la mobilità elettrica e l’adozione dell’home working potrebbero abbassare i livelli di inquinamento ed emissioni nelle città. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isti) in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria informatica, automatica e gestionale (Diag) della Sapienza Università di Roma. 

“Si tratta di una evidenza scientifica di quanto sia importante compiere scelte che siano informate”, commenta Mirco Nanni, ricercatore di Cnr-Isti che ha condotto lo studio e direttore del Kdd-Lab.

I divieti alla circolazione dovrebbero essere concepiti per chi inquina di più

“Misure come le cosiddette targhe alterne, ancora in voga fino a pochi anni fa, sono incredibilmente meno efficaci di politiche di riduzione delle emissioni che compiano invece scelte mirate – aggiunge Mirco Nanni -, come i più recenti divieti alla circolazione dei veicoli particolarmente inquinanti, o eventuali incentivi all’elettrico, che dovrebbero, però, essere concepiti per chi inquina di più”.

Ma chi inquina di più?

“Dal nostro lavoro emerge che chi si sposta in modo più prevedibile, come nel tragitto casa-lavoro, è responsabile di una maggiore fetta di emissioni di chi ha, invece, un comportamento di mobilità più erratico e imprevedibile”, spiega Luca Pappalardo ricercatore del Cnr-Isti e coordinatore dello studio.

Le politiche di riduzione delle emissioni veicolari devono essere mirate

Questo tipo di ricerche possono essere di aiuto ai decisori politici.
“Nel concepire politiche di riduzione delle emissioni veicolari che siano veramente efficaci e riescano, così, ad avere un impatto positivo sulle nostre città, bisogna conoscere il fenomeno in modo approfondito – sottolinea Matteo Böhm, dottorando della Sapienza e autore dello studio -. Solo con scelte informate, infatti, si può ‘sapere dove colpire’, e arrivare così a ottenere il massimo risultato. La nostra speranza è che studi come questo possano aiutare a raggiungere questo obiettivo”.

La pausa pranzo degli italiani: cambiamenti e desideri

Passata l’emergenza Covid, gli italiani hanno ripreso gran parte delle loro abitìni, anche per quanto riguarda la convivialità e la tavola. Secondo l’indagine dell’Osservatorio CIRFOOD DISTRICT, oggi i nostri connazionali sono ritornati a mangiare fuori casa anche per motivi di svago: più del 65%, infatti, dichiara di pranzare o cenare away from homeper ragioni diverse dal lavoro almeno due o tre volte al mese, aspetto che rimarca il desiderio di tornare a vivere momenti “live”. Ma cosa desiderano le persone quando mangiano fuori o a casa? L’analisi mette in luce tre macro tendenze. La prima è la ricerca degli ingredienti e delle materie prime, che rappresenta un fattore determinante: si richiede infatti qualità, italianità e stagionalità. Si presta inoltre attenzione alle caratteristiche nutrizionali degli alimenti: in particolare si guarda a cibi light e “free from” (ad esempio senza lattosio o glutine, zuccheri e sale). Il tutto sempre ricercando un buon rapporto qualità/prezzo – aspetto rilevante e irrinunciabile per 1 italiano su 4.

A casa, ma non solo

L’analisi riferisce che rispetto al periodo pre Covid c’è una quota di italiani che continua a vivere la propria pausa pranzo tra le mura domestiche. Questa rappresenta la tendenza in maggiore crescita con un + 31% rispetto al 2019. “Le progressive aperture che finalmente ci stanno portando a una vera normalità scardineranno questa situazione, ma alcune grandi organizzazioni ancora hanno lo smart working come modello organizzativo prevalente, per cui c’è ancora una parte di lavoratori che consuma la pausa pranzo a casa”, commenta Silvia Zucconi, responsabile Market Intelligence di Nomisma.
Una quota altrettanto elevata di dipendenti, tuttavia, consuma il pranzo nel ristorante aziendale, se disponibile, o nella ristorazione convenzionata con l’azienda. In particolare, tra coloro che lavorano in imprese che erogano questo servizio, 8 su 10 scelgono il ristorante aziendale.

I desiderata degli italiani

Dall’indagine si rileva la richiesta di una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente, durante la pausa pranzo nel ristorante aziendale o convenzionato, in particolare nella ricerca di confezioni con materiali riciclati e in un minore utilizzo della plastica (citato dal 59% di coloro che frequentano un ristorante aziendale e dal 43% di chi pranza in un ristorante convenzionato). 
Una considerevole percentuale di dipendenti, inoltre, vorrebbe che ci fossero specifiche informazioni relative all’impatto ambientale delle singole portate (72% e 53%). 
Tra i desiderata anche la presenza di portate pensate per soddisfare i diversi stili alimentari (60% e 47%) e per chi soffre di intolleranze (64% e 39%). 

Fatturato di partite Iva e aziende: nel 2021 +624 miliardi 

Buone notizie per le aziende e partite Iva italiane: nel 2021 il fatturato di Pmi e professionisti italiani è aumentato di 624 miliardi di euro, il 25% in più rispetto al 2020. Il record è raggiunto nel mese di dicembre, quando sono stati ‘incassati’ oltre 120 miliardi aggiuntivi. Una crescita trainata anche dalla corsa delle attività manifatturiere (+35%), ma è boom soprattutto per le costruzioni (+37%) e le attività immobiliari (+18%). A livello territoriale, le variazioni più importanti si sono registrate in Emilia-Romagna, in Friuli-Venezia Giulia e in Sicilia. Nel Lazio, unica regione che non ha raggiunto la crescita in doppia cifra, aziende e partite Iva hanno incassato solo il 9% in più. È quanto emerge dall’analisi del centro studi di Unimpresa, che ha elaborato i dati del dipartimento delle Finanze relativi alla fatturazione elettronica. 

Le imprese di costruzioni registrano l’incremento più importante: +37,5%

Tra i comparti, sono le costruzioni ad avere registrato l’incremento di fatturato più importante (+37,5%), grazie ai diversi bonus per l’edilizia e alle attività immobiliari connesse alle costruzioni, che hanno fatto segnare un +17,9%. È andata bene anche per le attività manifatturiere (+35,7%), e per le imprese che si occupano di estrazione di minerali da cave e miniere (+32,9%).  Le attività professionali, scientifiche e tecniche hanno segnato una variazione positiva del 25,9%, e l’istruzione del 10%. Sotto quota 20% si attestano il commercio all’ingrosso e al dettaglio (+15,4%), e la fornitura di acqua e reti fognarie (+16,8%), mentre in zona rossa figurano le attività di famiglie e le convivenze (colf, badanti) con un -50,1%, l’area dell’amministrazione pubblica e della difesa (-16,5%), oltre le attività artistiche e sportive (-3,6%)

Dal +38,9% in Emilia-Romagna al +9,5% nel Lazio

A livello territoriale, la regione che evidenzia il risultato migliore è l’Emilia-Romagna, con un incremento del 38,9%, seguita dalla provincia di Trento, con il 33,4%, la Valle d’Aosta (30,6%), il Friuli Venezia Giulia (28,2%), la Sicilia (27,1%), la Liguria (27,9%), e poi, Marche (26,9%), Molise (26,8%), Calabria (25,3%), Veneto (24,5%), Puglia (24,4%), Campania (23,1%), Toscana (23,0%), Lombardia (22,7%), Umbria (22,6%), Basilicata (22,5%), Abruzzo (21,3%), Sardegna (20,5%), Piemonte (19,4%), provincia di Bolzano (18,0%). Fanalino di coda, unica regione che non ha raggiunto la doppia cifra per la crescita, è il Lazio (9,5%).

Una ripresa economica minacciata dalla guerra tra Russia e Ucraina

Nei dati fiscali di imprese e professionisti, osserva l’associazione, “’c’è dunque la fotografia esatta della robusta ripresa economica del nostro Paese, cresciuta progressivamente negli scorsi mesi, ma seriamente minacciata, adesso, dal protrarsi della guerra tra Russia e Ucraina”.
Se nei mesi di gennaio e febbraio 2021, riporta Adnkronos, l’imponibile risultava ancora in calo, rispettivamente con 16,5 miliardi in meno e 2,6 miliardi in meno rispetto a gennaio e febbraio 2020, quando ancora non era esplosa la pandemia da Covid-19, nei 10 mesi successivi il segno è stato sempre positivo.

Consumatori e trasformazione digitale, nuove regole per le Pmi

Secondo un’indagine Istat, l’80% delle imprese italiane con almeno 10 addetti si colloca ancora a un livello ‘basso’ o ‘molto basso’ di digitalizzazione, e un numero ridotto di Pmi ha avviato vendite online. Ma dai risultati del sondaggio condotto da Vista sulle abitudini dei consumatori italiani emerge che a causa della pandemia, quasi il 90% ha acquistato online molto più di prima. Sebbene fare acquisti nei piccoli negozi di quartiere sia un’esperienza gradevole per molti (85%), una percentuale significativa (35%) riconosce che doversi recare nei negozi fisici rappresenta spesso un inconveniente.
Soprattutto per la mancanza di disponibilità degli articoli cercati (27,5%), la preoccupazione di ritrovarsi vicino a persone affette da Covid-19 (23,5%), le code per pagare (23%), o gli orari di attività, non sempre adeguati alle esigenze dei consumatori (16,5%).

Svantaggi e vantaggi dello shopping online

Quanto alle principali cause di frustrazione riscontrate durante lo shopping online, i consumatori evidenziano l’impossibilità di toccare i prodotti prima di acquistarli (50%), parlare con qualcuno che possa fornire consigli (21%), e acquistare i prodotti delle piccole imprese rive di una presenza online.
Per quanto riguarda i vantaggi, gli italiani danno maggiore importanza ai fattori quali la possibilità di fare acquisti comodamente da casa (34%), procurarsi prodotti di diverso tipo senza recarsi in più luoghi (22%), confrontare i prezzi e scegliere ciò che si adatta meglio alle proprie tasche e necessità (18,5%), gestire una lista dei desideri o un carrello della spesa virtuale per un lungo periodo fino a quando non si è pronti ad acquistare (5,5%).

L’alfabetizzazione digitale è necessaria alle piccole imprese

Per questo motivo, per il 93% degli intervistati è diventato quasi indispensabile poter trovare le piccole imprese su Internet. Tuttavia, essere presenti sul web non basta. “L’alfabetizzazione digitale è necessaria, certo, ma richiede tempo e impegno di cui molti proprietari di piccole imprese non dispongono – dichiara Richard Moody, direttore generale di Vista per l’Europa centrale, settentrionale e meridionale -. Per fortuna le Pmi non sono sole, Vista si propone come partner strategico per gli imprenditori e le piccole imprese che hanno bisogno di assistenza con la realizzazione dei prodotti per il marketing, sia fisici sia digitali”.

I 5 settori delle Pmi digitalizzate

Vista ha elaborato una classifica dei primi 5 settori in cui le piccole imprese e gli imprenditori hanno ordinato con più frequenza prodotti per il marketing, o hanno contrattato servizi web o consulenze digitali: servizi sanitari e sociali (17%), sport e fitness (11,9%), edilizia e ristrutturazioni (11%), arte e intrattenimento (7,3%), agricoltura e allevamento (7%).
“Prendersi cura di sé, in tutte le forme, è stata una priorità per molti consumatori durante e dopo la pandemia – aggiunge Moody -. Non stupisce, quindi, osservare la presenza in cima alla classifica di imprese legate alla salute fisica e mentale, alla cura del corpo, della casa e degli spazi in cui viviamo, o al cibo che consumiamo”.

Assegno unico, già richiesto per oltre 7 milioni di figli

L’assegno unico e universale è già stato richiesto per 7.259.181 figli. Le domande complessive inviate all’Inps sono state, da inizio anno a oggi, 4.497.281. Ma c’è ancora tempo fino al prossimo 30 giugno per richiedere anche gli arretrati, calcolati a ritroso dal marzo 2022. La quasi totalità delle domande, riporta Adnkronos, è stata elaborata in modo automatizzato. Quelle in esame alle sedi per verifiche non automatizzabili sono solo lo 0,5%. Nessuna documentazione è stata chiesta ai cittadini e tutte le informazioni necessarie alla istruttoria sono state reperite da archivi Inps o di altri enti collegati in interoperabilità con Inps (Anpr, Agenzia entrate, ministero dell’Interno, Miur etc). Come riferisce Adnkronos, solo per meno dello 0,5% delle domande è stata chiesta della documentazione ai cittadini a comprova del possesso dei requisiti, quando tale documentazione non è stata reperita in automatico dalle banche dati della pubbliche amministrazioni.

Come funzionano i pagamenti?

Per quanto riguarda i pagamenti dell’assegno, l’Inps sta elaborando quelli relativi alle domande pervenute ad aprile, che sono state già oltre 392mila. I pagamenti per domande di aprile saranno avviati nella prima settimana di maggio, insieme ai rinnovi degli assegni per le domande pervenute in precedenza. Dopo il 30 giugno l’assegno decorrerà dal mese successivo a quello di presentazione e il pagamento è effettuato dal mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Come si può presentare la domanda?

L’assegno unico universale (Auu) viene versato alle famiglie attraverso una procedura semplice e innovativa. La domanda può essere presentata sul sito web Inps, oppure tramite patronato o contact center. Per le domande presentate entro il 30 giugno 2022 saranno pagati gli assegni, se spettanti, a partire da marzo. Non è necessario avere un Isee al momento della domanda, in assenza di tale indicatore, o in presenza di un Isee superiore ai 40mila euro, l’assegno è corrisposto comunque, ma calcolato all’importo minimo previsto dalla norma. I percettori di rdc non devono presentare domanda, ma sarà loro riconosciuto d’ufficio l’assegno da Inps. La procedura è semplice, e per accedervi l’utente deve avere lo Spid. L’utente troverà quindi precompilati nella prima pagina (dopo la home page che presenta i vari applicativi che permettono la domanda e la sua gestione) i suoi dati anagrafici. Deve quindi inserire i dati dei figli, un figlio alla volta. Le pagine da compilare sono al massimo 3, sono navigabili, e l’utente può sempre tornare in una precedente per modificare i dati già inseriti. 

Tra 2019 e 2021 al Sud -125mila occupati

La pandemia ha reso il Sud ancora più debole sotto il profilo occupazionale. Il calo degli occupati, passati da 6.093mila del 2019 a 5.968mila del 2021, per una perdita di circa 125mila unità (-2,1%), è stato solo in parte attenuato dal boom del settore edile, l’unico a registrare un saldo positivo (+60mila occupati). Secondo il dossier Il lavoro nel Mezzogiorno tra pandemia e fragilità strutturali, della Fondazione studi consulenti del lavoro, alla base della contrazione occupazionale ci sono le criticità di un’economia e di un sistema lavoro che non riescono a invertire la parabola discendente. Ma il dossier evidenzia anche la depressione dell’offerta di lavoro e il deterioramento della già bassa qualità dello stesso.

Su 10 contratti 4 sono temporanei o part time

Nel biennio 2019-2021 le persone in cerca di lavoro al Mezzogiorno sono diminuite di 129mila unità, -9,9% rispetto al -3,6% del Centro Nord. Il tasso di inattività tra la popolazione in età lavorativa è passato dal 45,4% del 2019 al 46,2% del 2021, collocandosi sopra il resto del Paese di 16,3 punti percentuali.  La crisi, inoltre, ha evidenziato la precarizzazione dell’occupazione meridionale. Nel 2021, su 10 contratti attivati 4 risultano temporanei e part time (nel Centro Nord la percentuale è del 28,1%). Di contro, si è ridotta la quota delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato, passata dal 32,1% del 2014 al 17,1% del 2021.

Al Sud si amplia il divario di genere

Ma un altro fattore è l’impoverimento del lavoro. Il calo degli stipendi, insieme alle difficoltà vissute dai lavoratori autonomi, durante la pandemia ha incrementato il numero di famiglie in situazioni di povertà anche tra gli occupati.  Al Sud, poi, diversamente dal resto d’Italia, si amplia il divario di genere. Nel biennio 2019-2021 le donne hanno registrato una perdita occupazionale (-2,7%) di gran lunga superiore a quella degli uomini (-1,7%), e in generale, il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno si attesta al 33%, -23,8% di quello maschile, e 25 punti sotto quello del Centro Nord.
Ma non è tutto: la questione giovanile nel Mezzogiorno è da anni una vera e propria emergenza nazionale.

Un diffuso atteggiamento di disaffezione al lavoro

Alle ataviche criticità del contesto meridionale (scarsità di opportunità lavorative, precarietà del lavoro, calo demografico), si è aggiunto un diffuso atteggiamento di disaffezione e allontanamento dal lavoro. Tra il 2010 e il 2020 al Sud si è registrato un calo di quasi 400mila occupati tra i giovani con meno di 35 anni, soprattutto tra i giovanissimi di 15-24 anni.
“L’economia meridionale negli ultimi vent’anni ha visto crescere sempre più il proprio divario rispetto al resto del Paese – spiega Rosario De Luca, presidente di Fondazione Studi -. In tale contesto, qualsiasi politica occupazionale rischia di avere il fiato corto, in assenza di interventi che permettano un vero rilancio del Mezzogiorno”.