Società

Mobilità elettrica e home working abbassano l’inquinamento urbano

Rendendo ‘elettrico’ anche solo l’1% dei veicoli privati più inquinanti in un centro urbano, la conseguente riduzione delle emissioni di CO2 sarebbe pari a quella ottenuta se una quantità 10 volte maggiore di veicoli scelti a caso fossero elettrici. Risultati analoghi si otterrebbero dall’applicazione dell’home working mirato ad evitare i viaggi sistematici da casa al lavoro anche solo di una porzione della popolazione. In città come Roma e Firenze, ma anche a Londra, il 10% delle strade più inquinate può arrivare a ‘ospitare’ quasi il 60% delle emissioni veicolari di tutta la città, e allo stesso modo, il 10% dei veicoli più inquinanti può arrivare a essere responsabile per ben più della metà delle emissioni.

È importante compiere scelte informate: lo conferma la scienza

Insomma, la mobilità elettrica e l’adozione dell’home working potrebbero abbassare i livelli di inquinamento ed emissioni nelle città. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isti) in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria informatica, automatica e gestionale (Diag) della Sapienza Università di Roma. 

“Si tratta di una evidenza scientifica di quanto sia importante compiere scelte che siano informate”, commenta Mirco Nanni, ricercatore di Cnr-Isti che ha condotto lo studio e direttore del Kdd-Lab.

I divieti alla circolazione dovrebbero essere concepiti per chi inquina di più

“Misure come le cosiddette targhe alterne, ancora in voga fino a pochi anni fa, sono incredibilmente meno efficaci di politiche di riduzione delle emissioni che compiano invece scelte mirate – aggiunge Mirco Nanni -, come i più recenti divieti alla circolazione dei veicoli particolarmente inquinanti, o eventuali incentivi all’elettrico, che dovrebbero, però, essere concepiti per chi inquina di più”.

Ma chi inquina di più?

“Dal nostro lavoro emerge che chi si sposta in modo più prevedibile, come nel tragitto casa-lavoro, è responsabile di una maggiore fetta di emissioni di chi ha, invece, un comportamento di mobilità più erratico e imprevedibile”, spiega Luca Pappalardo ricercatore del Cnr-Isti e coordinatore dello studio.

Le politiche di riduzione delle emissioni veicolari devono essere mirate

Questo tipo di ricerche possono essere di aiuto ai decisori politici.
“Nel concepire politiche di riduzione delle emissioni veicolari che siano veramente efficaci e riescano, così, ad avere un impatto positivo sulle nostre città, bisogna conoscere il fenomeno in modo approfondito – sottolinea Matteo Böhm, dottorando della Sapienza e autore dello studio -. Solo con scelte informate, infatti, si può ‘sapere dove colpire’, e arrivare così a ottenere il massimo risultato. La nostra speranza è che studi come questo possano aiutare a raggiungere questo obiettivo”.

La pausa pranzo degli italiani: cambiamenti e desideri

Passata l’emergenza Covid, gli italiani hanno ripreso gran parte delle loro abitìni, anche per quanto riguarda la convivialità e la tavola. Secondo l’indagine dell’Osservatorio CIRFOOD DISTRICT, oggi i nostri connazionali sono ritornati a mangiare fuori casa anche per motivi di svago: più del 65%, infatti, dichiara di pranzare o cenare away from homeper ragioni diverse dal lavoro almeno due o tre volte al mese, aspetto che rimarca il desiderio di tornare a vivere momenti “live”. Ma cosa desiderano le persone quando mangiano fuori o a casa? L’analisi mette in luce tre macro tendenze. La prima è la ricerca degli ingredienti e delle materie prime, che rappresenta un fattore determinante: si richiede infatti qualità, italianità e stagionalità. Si presta inoltre attenzione alle caratteristiche nutrizionali degli alimenti: in particolare si guarda a cibi light e “free from” (ad esempio senza lattosio o glutine, zuccheri e sale). Il tutto sempre ricercando un buon rapporto qualità/prezzo – aspetto rilevante e irrinunciabile per 1 italiano su 4.

A casa, ma non solo

L’analisi riferisce che rispetto al periodo pre Covid c’è una quota di italiani che continua a vivere la propria pausa pranzo tra le mura domestiche. Questa rappresenta la tendenza in maggiore crescita con un + 31% rispetto al 2019. “Le progressive aperture che finalmente ci stanno portando a una vera normalità scardineranno questa situazione, ma alcune grandi organizzazioni ancora hanno lo smart working come modello organizzativo prevalente, per cui c’è ancora una parte di lavoratori che consuma la pausa pranzo a casa”, commenta Silvia Zucconi, responsabile Market Intelligence di Nomisma.
Una quota altrettanto elevata di dipendenti, tuttavia, consuma il pranzo nel ristorante aziendale, se disponibile, o nella ristorazione convenzionata con l’azienda. In particolare, tra coloro che lavorano in imprese che erogano questo servizio, 8 su 10 scelgono il ristorante aziendale.

I desiderata degli italiani

Dall’indagine si rileva la richiesta di una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente, durante la pausa pranzo nel ristorante aziendale o convenzionato, in particolare nella ricerca di confezioni con materiali riciclati e in un minore utilizzo della plastica (citato dal 59% di coloro che frequentano un ristorante aziendale e dal 43% di chi pranza in un ristorante convenzionato). 
Una considerevole percentuale di dipendenti, inoltre, vorrebbe che ci fossero specifiche informazioni relative all’impatto ambientale delle singole portate (72% e 53%). 
Tra i desiderata anche la presenza di portate pensate per soddisfare i diversi stili alimentari (60% e 47%) e per chi soffre di intolleranze (64% e 39%). 

Salute, il 53% degli italiani si informa su Internet

Per avere informazioni sulla salute gli italiani non fanno riferimento al medico o allo specialista. Almeno, non tutti. Il 53% dei nostri connazionali tra i 16 e i 74 anni di età preferisce usare Internet. In pratica una persona su due. Si tratta di un dato appena leggermente inferiore alla media europea, che si attesta al 55%. A confermarlo sono gli ultimi dati Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, riferiti all’anno 2021.
In particolare, su Internet i cittadini italiani ed europei cercano notizie relative alle malattie o alle cure, ma anche consigli per migliorare in generale il proprio benessere fisico. Ad esempio, cercando online informazioni e consigli sull’alimentazione. 

Un’abitudine sempre più diffusa in tutta Europa: +26% in dieci anni

Un’abitudine sempre più diffusa in tutta Europa, se si considera che nel 2011 la quota di europei che usavano il web per trovare informazioni sanitarie era del 38%, il 17% in più rispetto a dieci anni fa.  E in Italia nell’ultimo decennio il salto in avanti è stato addirittura di 26 punti percentuali: era il 27% nel 2011, e nel 2021 sale al 53%. Nell’ultimo decennio l’aumento è avvenuto in tutta Europa, anche se, secondo i dati diffusi da Eurostat, il salto più elevato è stato registrato a Cipro (+46% rispetto al 2011), seguita dalla Repubblica Ceca (+33), da Malta (+32) e Spagna (+31).

In Finlandia l’80% dei cittadini cerca risposte online su salute e benessere

La percentuale di persone che cercano informazioni sanitarie online per scopi privati continua comunque a essere molto diversa tra gli Stati membri. La quota maggiore, nel 2021, è stata registrata in Finlandia (80%), seguita da Paesi Bassi e Norvegia (entrambe con il 77%), Danimarca (75%) e Cipro (74%). Per le quote più basse bisogna guardare alla Bulgaria (36%), alla Romania (40%), alla Germania (45%) e alla Polonia (47%), riferisce Ansa.

La banca dati sanitaria della UE

Insomma, i cittadini della UE cercano online informazioni sanitarie relative a lesioni, malattie, alimentazione, migliorare la salute e il benessere. 
La pagina panoramica di Eurostat, sulla salute funge da punto di accesso a un’ampia gamma di dati disponibili, incentrati sulla salute pubblica e sulla salute e sicurezza sul lavoro. La sezione dedicata dà accesso diretto alla banca dati sanitaria, che contiene sezioni su stato di salute, determinanti sanitari, assistenza sanitaria, disabilità, cause di morte, e salute e sicurezza sul lavoro.  Se si cercano dati con analisi di accompagnamento, si può trovare la sezione Eurostat Statistics Explained, che contiene un elenco di tutti gli articoli e le pubblicazioni relative alla salute.

Google trend 2021: in Italia i più “cercati” sono Green Pass e la Carrà

Anche quest’anno Google ha pubblicato come il consueto report Un Anno di Ricerche 2021, che allarga lo sguardo su personaggi, domande, argomenti più in risalto rispetto allo scorso anno, offrendo così un punto di vista sui tempi in cui viviamo. Ma cosa hanno cercato su Google gli italiani nel 2021, un anno segnato ancora dalla pandemia, ma anche dai tanti successi sportivi? Nella lista delle parole più digitate dagli italiani negli ultimi 12 mesi nelle prime posizioni spiccano il Green Pass e Raffaella Carrà, la cui scomparsa il 5 luglio scorso ha commosso tutta l’Italia. In un anno così importante per lo sport italiano, tra le parole top non mancano però gli Europei e Christian Eriksen, il calciatore danese che ha avuto un arresto cardiaco in campo, oltre a Champions League e Serie A. E tra gli eventi, il tennis, con Roland Garros, Wimbledon e Matteo Berrettini.

Dallo sport allo spettacolo alla politica fino agli addii più popolari 

Tra i personaggi del 2021 che hanno segnato il picco di traffico sul motore di ricerca ci sono ancora tanti sportivi, come Donnarumma, Janik Sinner, Federica Pellegrini, Marcell Jacobs, mentre nello spettacolo i Maneskin e Orietta Berti. E nella politica Mario Draghi e Giuseppe Conte, attuale ed ex primo ministro, riporta Ansa. Googlare è ormai una parola inserita nel vocabolario Treccani, e se tra i clic più di moda in cima alla classifica Google Trend spiccano “come fare il Green Pass” e Raffaella Carrà, tra gli addii più popolari, un po’ a sorpresa, al secondo posto c’è Michele Merlo, seguito da Franco Battiato e Gino Strada. Insomma, tra i Google Trend 2021 non c’è solo la pandemia nelle ricerche online italiane.

La Dad, la pizza e il Ddl Zan

Segno dei tempi, come scrive Leggo, nella lista di Google c’è anche Classroom, il programma per la didattica a distanza, incubo di milioni di famiglie durante questa pandemia, e quindi cliccatissimo. E la cucina, un tema che dal lockdown del 2020 in poi ha conquistato gli italiani? ‘Come fare la pizza in casa’ batte ‘come fare il pesto’ e ‘come fare la besciamella’, evidentemente sempre amata dagli italiani. Tra i ‘perché’ vince invece ‘Conte si dimette’, seguito da ‘non funziona WhatsApp’, e tra il ‘cosa significa’ svetta il Ddl Zan. Ma sul podio anche ‘zona rossa rafforzata’ e ‘resilienza’. Insomma, una fotografia dell’Italia 2.0 mai così veritiera.

Il 2030 secondo i giovani: un futuro tecnologico, inclusivo e sostenibile

Dalla ricerca Next Gen 2030BNP di Paribas Cardif, condotta sui giovani tra15-30 anni, emerge una visione ottimista: oltre due intervistati su tre (73%) sono convinti che nel 2030 si vivrà meglio, e con un profondo senso di ‘umanesimo’. E se le nuove tecnologie rivoluzioneranno il mondo del lavoro, con pc intelligenti, assistenti vocali e sistemi di monitoraggio del benessere del lavoratore (32%), lo smartworking sarà alternato alla presenza (52%), se non addirittura preponderante (34%). Ma i ragazzi sono convinti anche che vivremo in una società in cui le discriminazioni di genere saranno superate (35%), l’aspetto fisico non sarà più fondamentale (32%) e avere una donna alla Presidenza della Repubblica o del Consiglio (26%) sarà la normalità.

Più efficienza nelle strutture ospedaliere

Nel 2030 i giovani immaginano anche ospedali dotati di sale operatorie intelligenti, con assistenti virtuali e tecnologie integrate (31%). Il cambiamento atteso riguarda però tutto il mondo della sanità, che nella visione delle nuove generazioni riuscirà a riconvertire lo sforzo per lo studio dei vaccini anche per combattere altre malattie (46%). Quanto alla scuola, invece, metà degli intervistati (51%) crede che cambieranno le materie studiate, in un modello che prevede alcuni giorni in DAD (36%), o in strutture in stile campus/college americano (29%). Anche qui torna il leitmotiv dell’AI, che per il 62% rappresenterà il corso universitario del futuro.

Città più a misura d’uomo

Quanto ai rischi del futuro, per la Next Gen al primo posto ci sono quelli cyber (43%), seguiti dai danni provocati dal malfunzionamento della guida autonoma (32%) e da nuove pandemie (27%). In generale però un’evoluzione in positivo della società sembra essere quasi inevitabile, con un impatto anche sull’organizzazione delle città, che diventeranno più a misura d’uomo, soprattutto della popolazione con esigenze specifiche, come mamme, anziani, disabili (33%), e sulla mobilità, con un’AI che gestirà il traffico anche tramite semafori intelligenti (24%). Lo stesso ottimismo non si riscontra sempre per l’ambiente. Se da una parte molti immaginano la scoperta di nuove tecniche per riciclare e riutilizzare i prodotti (41%), non mancano i pessimisti che prevedono un peggioramento del riscaldamento globale e dell’inquinamento (31%).

Ognuno avrà il suo social personale

La digitalizzazione già avviata nell’universo dei pagamenti compirà poi un ulteriore passo verso l’economia cashless (51%) e l’e-commerce diventerà la modalità d’acquisto dominante (40%), ma anche l’esperienza fisica potrebbe migliorare grazie a negozi senza casse (24%) o alla vendita a domicilio su appuntamento (24%). Quanto al mondo dei social, secondo il 32% dei giovani intervistati i social attuali non esisteranno più, e c’è chi crede che ognuno avrà il suo social, impostato come desidera (23%). E in casa? Si immaginano tv più grandi e sottili da stendere e srotolare sul muro (36%), le abitazioni diventeranno tecnologiche (43%), salubri, con sistemi di purificazione dell’aria e di riduzione del rumore (37%) e alimentate esclusivamente da energie rinnovabili (36%).

Cinque milioni di italiani si sentono a casa nel proprio “locale del cuore”

Cosa rende un locale il posto del cuore, quello dove ci si sente a casa, dove si condividono momenti piacevoli ed emozioni con i propri amici o i propri cari? A chiederselo, anzi a chiederlo agli italiani, è stata Birra Moretti, che nel 2021 ha scelto il nuovo posizionamento e il nuovo slogan ‘In buona compagnia, così come siamo’. Dopo le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, e la libertà arrivata con la stagione estiva, grazie anche alla campagna vaccinale, la voglia di ripresa è tanta, così come la voglia di tornare nei locali. Secondo la ricerca condotta da Bva Doxa per Birra Moretti sono 5 milioni gli italiani che affermano di sentirsi a casa nel proprio ‘locale del cuore’, che si tratti di un bar, un pub, un ristorante, un bistrot, o una pizzeria.

L’ambiente e il cibo sono le caratteristiche giudicate più importanti

Dopo aver indagato cosa vuol dire e cosa ci fa sentire a casa, Birra Moretti ha cercato di mettere a fuoco le caratteristiche che non possono mancare a un locale per farci sentire a nostro agio. Stando ai risultati della ricerca, gli italiani di un locale innanzitutto giudicano l’ambiente (52%), un ambiente che deve essere curato e accogliente, deve trasmettere calore e avere attenzione per i dettagli. Una volta trovato l’ambiente giusto, è giudicata importante la tipologia di cibo che viene offerto (43%), un vero chiodo fisso per gli italiani.

Servizio, acustica, sottofondo musicale, arredamento e luci soffuse

Completano il podio delle caratteristiche del locale del cuore quasi in ex aequ0, il servizio, che deve essere accurato, ma senza troppa formalità (40%), e l’acustica, fondamentale per poter conversare piacevolmente (39%). Gli italiani però non dimenticano, e anzi apprezzano, elementi quali la musica di sottofondo (27%), l’arredamento (24%), e le luci soffuse (21%).

La birra è la bevanda della buona compagnia

Ma cosa bevono gli italiani seduti al tavolo del loro locale del cuore? L’indagine Doxa, riferisce Askanews, conferma che per gli italiani è la birra la bevanda della buona compagnia (42%), anche più del vino (37%). E tra i posti preferiti dove condividerla con le persone che si amano un italiano su due indica la pizzeria, ribadendo il binomio intramontabile ‘pizza e birra’. Dopo la pizzeria, gli italiani indicano la birreria (29%), casa propria o di amici (29%), il locale frequentato con gli amici (26%), il ristorante (23%) o un bar qualsiasi (19%). 

Per la prima settimana del Bonus Rottamazione TV boom di vendite

Il Bonus Rottamazione TV consente di ottenere uno sconto direttamente in cassa, in negozio e online, pari al 20% del prezzo d’acquisto, e fino a un massimo di 100 euro, purché l’acquirente sia in regola con il canone RAI e conferisca un vecchio televisore da rottamare. Lo scorso 23 agosto è entrato in vigore il decreto interministeriale sul Bonus, che ha come obiettivo quello di incentivare l’acquisto di nuovi apparecchi televisivi e decoder in vista dell’annunciato switch-off, ovvero il passaggio ai nuovi standard di trasmissione (MPEG4, DVBT-2/HEVC). E nella prima settimana di validità dell’incentivo statale per l’acquisto di televisori compatibili con il nuovo digitale terrestre, si è registrato un vero boom di vendite di televisori: sono infatti oltre 164.000 le unità vendute.

L’effetto immediato dell’incentivo, +122% unità vendute

Secondo le rilevazioni GfK Market Intelligence questo incentivo ha infatti avuto un effetto immediato sulle vendite: nella prima settimana di validità del Bonus TV, quella compresa tra il 23 e il 29 agosto 2021, sono stati venduti più di 164.000 televisori, con una crescita pari al +122% a unità rispetto alla stessa settimana del 2020. Il trend è decisamente positivo anche se si confronta il dato della settimana analizzata (la settimana 34) con la media delle settimane da inizio 2021. In questo caso la crescita è stata pari al +120%.

Sostituire la tv tradizionale con la Smart TV per seguire il Campionato

Nonostante il mese di agosto non sia tradizionalmente un momento di picco per le vendite di tv un numero consistente di italiani ha deciso quindi di approfittare subito delle agevolazioni statali.
Da un lato, potrebbe essere una scelta legata al timore di perdere il Bonus, che pure sarà in vigore fino al 31 dicembre 2022, salvo esaurimento fondi. Un altro elemento che potrebbe aver convinto molti italiani ad acquistare subito un nuovo dispositivo è il Campionato italiano di calcio, iniziato ufficialmente il 21 agosto.
Con l’acquisizione da parte di DAZN dei diritti per la trasmissione delle partite di Serie A, in molti hanno deciso di sostituire il proprio televisore tradizionale con una Smart TV, in grado di trasmettere contenuti in streaming.

Una crescita che si rafforza di settimana in settimana

Infatti, i dati GfK indicano che già la settimana precedente l’entrata in vigore bel Bonus TV, ovvero quella compresa tra il 16 e il 22 agosto 2021, aveva registrato un trend positivo, con una crescita delle vendite a unità pari al +17,3% rispetto allo stesso periodo del 2020. La crescita si è poi ulteriormente rafforzata la settimana successiva. Confrontando il numero di unità vendute nella settimana 34 (quella dell’entrata in vigore del Bonus) con la settimana 33 si rileva infatti un incremento pari al +114%.

Il body shaming rende le ragazze insicure dell’aspetto fisico

Colpa del body shaming se le giovani donne italiane sono insicure del proprio aspetto fisico. L’85% delle donne italiane tra i 18 e i 24 anni infatti si sente insicura a causa del proprio aspetto fisico, e il 68% affida la propria autostima al giudizio degli altri. Si tratta di alcuni dati emersi dalla ricerca realizzata dall’Istituto di Ricerca Eumetra per Kérastase in merito all’autostima e la libera espressione di sé e della propria diversità. La ricerca è parte del progetto Kérastase #ManifestYourGreatness, che ha l’obiettivo di promuovere e diffondere un messaggio di inclusione e accettazione di sé, anche attraverso il sostegno dei centri antiviolenza della Fondazione Pangea.

Fiere della propria personalità, non del proprio corpo

Il 96% delle donne italiane cita almeno un elemento di soddisfazione di sé, soprattutto tra gli aspetti che caratterizzano la loro personalità, come carattere (52%), relazioni personali e sociali (53%), lavoro e istruzione (45%). Ma l’85% delle giovani tra i 18 e 24 anni si sente insicura a causa del proprio corpo, rispetto a una media nazionale che si attesta intorno al 70%. Questo perché le più giovani risultano estremamente influenzate dai canoni estetici imposti dai social media (69%), e quasi la metà di loro (42%) non si sente accettata dalla società in cui vive e affida la propria autostima al giudizio degli altri (68%). E se i social da una parte influenzano le donne italiane sui canoni di bellezza, dall’altra risultano un valido alleato per il superamento delle proprie insicurezze (85%).

Tra i motivi di discriminazione il più diffuso è l’aspetto fisico

Quanto al body shaming, è un fenomeno indiscusso: al 73% delle intervistate è capitato di assistere in maniera diretta o indiretta a episodi di discriminazione, e tra le motivazioni più diffuse torna prepotente l’aspetto fisico (57% del campione e 66% tra le giovani), seguito dall’orientamento sessuale (32% del campione). Ma cosa fare per arginare questi fenomeni? Il primo passo è partire dal nucleo familiare (54%) che dovrebbe agire con una adeguata educazione. Ma rilevante è anche la richiesta di una maggiore sensibilizzazione da parte della scuola (37% delle giovani), il luogo relegato agli ultimi posti come contesto in cui le giovani donne si sentono accettate (9%) e supportate nel superamento delle insicurezze (2%).

Donne ancora limitate nella propria accettazione

L’indagine ha restituito una fotografia delle donne ancora fortemente limitate nella propria accettazione, soprattutto le più giovani. “E ci ha confermato quanto i social – spiega Ana Mesquita, General Manager Kérastase Italia – se da un alto impongono canoni di bellezza perfetta e spesso irraggiungibile, dall’altro possono essere potenti alleati per il superamento di alcune barriere grazie alla condivisione delle proprie esperienze”.
Inoltre, riporta Adnkronos, la ricerca ha dimostrato come la scuola sia ancora un contesto dove si può fare molto di più per abbattere le barriere della diversità, combattere il body shaming e supportare le nuove generazioni nella fiducia in sé stessi.

Il Covid fa crescere la percezione d’incertezza nel lavoroavoro

L’emergenza sanitaria ha minato le certezze degli italiani, e oggi il 43% dei lavoratori teme di perdere il posto o non si sente sicuro del proprio impiego. Nell’incertezza cresce l’attaccamento all’impiego attuale, e scende la percentuale di insoddisfatti, così come l’ambizione di avviare un’attività. Segnali di aumento delle preoccupazioni, quindi, che emergono anche in prospettiva. Tanto che pur di conservare il lavoro, se fosse necessario, una parte non trascurabile degli italiani sarebbe disposta anche ad accettare qualche compromesso. È quanto emerge del Randstad Workmonitor, l’indagine semestrale sul mondo del lavoro di Randstad, l’operatore di servizi Hr, che ha analizzato la capacità di adattamento dei lavoratori all’emergenza Covid19, e la percezione sul mercato del lavoro post pandemico.

I più insicuri sono gli under 35

Oltre sette italiani su dieci si dichiarano soddisfatti del loro lavoro (72%, +3% sul 2019), soprattutto le donne (74%), i dipendenti sotto i 25 anni (81%) e che lavorano nelle regioni del sud (76%). Solo il 6% è insoddisfatto. Nell’ultimo semestre, rispetto alla fine del 2019, è aumentata di tre punti la percentuale di italiani che hanno un chiaro timore di perdere il posto di lavoro (12%), mentre la sensazione generale d’insicurezza è salita di cinque punti (31%). I segmenti più insicuri sono gli under 35 (circa il 50%) e i lavoratori del sud (uno su due) e del nord est (uno su tre).

La protezione dello stipendio è l’aspettativa principale

Pur di non perdere il lavoro gli italiani sarebbe disposta anche ad accettare una riassegnazione di ruolo all’interno dell’azienda (29%), la cassa integrazione o una riduzione dell’orario di lavoro (21%), oppure un aumento dell’orario con lo stesso stipendio (17%), la perdita di benefit (15%), un contratto a termine (10%) o un taglio dello stipendio (8%). La protezione dello stipendio è la principale aspettativa per il post pandemia (54%), seguita da politiche di salute e protocolli di sicurezza (41%), comunicazione trasparente (39%), corsi di formazione (36%) e assicurazione sanitaria (32%). Il 21% indica poi i programmi di assistenza ai dipendenti, come il supporto psicologico, e il 15% le risorse per i dipendenti, come ad esempio, il gruppo genitoriale.

Non è il momento giusto per fare cambiamenti

L’indice di mobilità lavorativa negli ultimi sei mesi però è lo stesso di dodici mesi fa (23%), senza differenze rilevanti per genere e area di residenza. Nei prossimi sei mesi il 29% del campione prevede di fare lo stesso lavoro presso un’altra società, un altro 29% cambierà lavoro all’interno della stessa azienda e il 22% svolgerà un’altra mansione in un’altra impresa. Cala anche la percentuale di lavoratori che sta attivamente cercando un nuovo lavoro, passando dal 12% al 9%. Non manca l’attenzione a nuove opportunità, con il 25% che si sta guardando attorno (+3%). Che non sia il momento giusto per fare cambiamenti è testimoniato dal calo dell’ambizione di iniziare qualcosa di diverso, passata dal 58% di un anno fa al 48% attuale.

Incentivi e innovazione spingono gli acquisti per la casa

Durante il lockdown le attività domestiche hanno trainato anche parte degli acquisti non food, segno che gli italiani hanno sfruttato il tempo per effettuare riparazioni domestiche o abbellimenti, spesso rimandati o delegati a terzi. La sensibilità per la cura e l’ammodernamento della casa e degli ambienti domestici si è intensificata negli ultimi mesi, ma è una tendenza che era già in atto da alcuni anni, come emerge dall’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy.

Mobili, arredamento e bricolage

A sostenere la domanda di mobili e arredamento sono state la ripresa del mercato immobiliare e le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e di riqualificazione energetica. Tra le principali voci di spesa risultano gli arredi per il bagno e i mobili per la cucina, e se con quasi metà delle vendite (48,0%) i negozi specializzati tradizionali restano il principale canale distributivo i consumatori che puntano al risparmio hanno scelto il canale online, che ha registrato il 4,3% di vendite in più. A segnare la novità per il segmento del bricolage è invece la proposta dei prodotti che uniscono innovazione e tecnologia per intercettare la richiesta dei consumatori in termini di migliori prestazioni d’uso e risparmio di tempo. Il segmento del giardinaggio, tempo libero e autoaccessori ha coperto il 52,3% delle vendite totali, mentre quello dell’edilizia e fai da te il restante 47,7%.

Elettrodomestici grandi e piccoli

Innovazione tecnologica, risparmio energetico, multifunzionalità, usabilità e design hanno guidato le scelte dei consumatori per gli elettrodomestici bianchi, che hanno premiato i frigoriferi con touchscreen e monitoraggio della conservazione del cibo, le lavatrici dotate di sistemi di ottimizzazione dei cicli, le asciugatrici e le lavastoviglie. Anche l’home comfort (condizionatori d’aria e prodotti per il riscaldamento) hanno contribuito al trend espansivo grazie soprattutto agli incentivi per la riqualificazione energetica. A trainare il mercato dei piccoli elettrodomestici nell’ultimo anno sono stati invece soprattutto i prodotti per la cura della casa, in particolare, aspirapolvere senza fili, mentre i prodotti per la preparazione del cibo hanno rallentato la crescita. Tra i prodotti per la cura della persona le performance migliori sono state quelle di asciugacapelli e prodotti per l’igiene dentale.

Inversione di tendenza per sicurezza domestica e tessile

Inversione di tendenza per il comparto informatico, che nel 2019 ha segnato una flessione annua di -1,6%. Unica eccezione, le vendite di visual cam per la sorveglianza domestica, aumentate per la crescente attenzione verso i prodotti legati alla sicurezza e le politiche promozionali attivate su queste referenze. Anche per le referenze riferite al tessile se si è speso sempre meno: il segmento perde il -2,4% su base annua, e il fatturato complessivo si attesta a 1,309 miliardi di euro. Nel tessile casa trionfa comunque l’home living, e la voglia di personalizzare lancia l’online, che segna il +3,3% annuo. Decisive per questa performance sono state infatti la possibilità di acquistare sul web i prodotti delle principali aziende del comparto, e soprattutto il servizio di personalizzazione.