Caro bollette, le dritte per risparmiare

Il caro bollette è uno dei temi più “caldi” delle ultime settimane, e gli italiani sanno che dovranno fare i conti con salassi pesanti per luce e gas. Ecco allora che Enea propone una sorta di “prontuario” per risparmiare sui consumi e sui costi e al contempo tutelare l’ambiente. Dieci consigli riguardano l’uso efficiente del riscaldamento (Decalogo riscaldamento) e altri 10 l’uso ‘intelligente’ dell’energia. Ma non solo. Bastano infatti alcuni comportamenti quotidiani per risparmiare fino al 10% sulla bolletta: ad esempio spegnere le luci e il riscaldamento quando usciamo di casa, non aprire le finestre se c’è il termo acceso e spegnere il pc se non lo usiamo. Importante anche non eccedere con la temperatura nell’abitazione, ovvero oltre i 20 gradi.

Come “tagliare” la luce

Fra le mosse più efficaci per tagliare consumi (e spese) le lampadine a Led, con le quali si può ottenere un risparmio energetico di circa l’85%. Anche gli elettrodomestici di elevata classe energetica sono un antidoto efficace al caro-energia: la differenza di spesa fra la classe energetica elevata e quella più bassa arriva fino al 40%.

Evitare la dispersione di calore

Attenzione anche a piccoli gesti come schermare le finestre durante la notte con persiane, tapparelle o tende per ridurre la dispersione di calore e a spegnere gli stand-by: infatti, quelle che sembrano innocue lucine possono pesare fino al 10% sulla bolletta se lasciate accese tutto il tempo. “Per questo è bene usare appositi dispositivi come gli standby stop – spiega Nicolandrea Calabrese, responsabile Laboratorio Enea di Efficienza energetica negli edifici e sviluppo urbano – Ma sono possibili azioni ancora più incisive come la manutenzione degli impianti, il check-up dell’immobile (la diagnosi energetica), il controllo e la regolazione costante della temperatura degli ambienti fino a interventi più strutturali per migliorare la coibentazione. Un intervento, questo, per il quale sono previsti diversi incentivi che lo rendono economicamente più sostenibile”.

Soluzioni anti salasso

Nel prontuario di Enea, ci sono altre dritte per risparmiare. Ad esempio bisogna evitare di dimenticarsi di sbrinare frigo e congelatore: se accumulano troppo ghiaccio i consumi corrono; allo stesso modo, attenzione ai panni stesi ad asciugare sul radiatore o il divano davanti al termosifone e alle luci accese quando si esce da una stanza. Altre soluzioni taglia-spesa riguardano il tipo di caldaia: i modelli a condensazione consentono di risparmiare fino al 22% di gas metano rispetto a quelli tradizionali (in un appartamento di 130 metri quadri) mentre le valvole termostatiche sui radiatori consentono di ottenere un risparmio di circa il 13% del consumo di gas metano.

L’impatto del Covid sul mercato della mobilità

La crisi sanitaria ha influenzato il mercato della Mobility, e in Italia a soffrire di più è il comparto della mobilità a medio-lungo raggio, strettamente legata ai viaggi di piacere e di lavoro. Ma la volontà di ridurre al minimo i contatti ha anche cambiato le abitudini di acquisto, facendo spazio all’adozione di strumenti di pagamento digitali anche in comparti tradizionalmente legati all’uso del contante. Tra tutti quello dei taxi, che nel 2021 vede una crescita dell’uso di carte per i pagamenti del 10% rispetto al 2019.
Queste alcune delle evidenze emerse dagli Osservatori Innovative Payments e Innovazione Digitale nel Turismo della School of Management del Politecnico di Milano.

I più colpiti dalla pandemia

Il comparto del trasporto aereo è quello maggiormente colpito dalla pandemia. I 14,5 miliardi di euro del 2019 sono calati a 4,5 nel 2020, per tornare a salire a circa 6 miliardi nel 2021.

Il valore del mercato degli autobus a medio-lungo raggio invece è calato del 61% nel 2020, e se nel 2021 la situazione ha visto una timida crescita (2%), è dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi. Anche il mercato del trasporto ferroviario ha subito quasi un dimezzamento nel 2020. Nel 2021 ha registrato una ripresa (+26%) trainata in particolare dal canale online, che ha quasi raggiunto quello offline (49% contro 51%). Quanto al mercato dei traghetti, ha subito in maniera più leggera lo scotto della pandemia, recuperando nei mesi estivi del 2021 quanto aveva perso nel 2020.

La mobilità urbana

La mobilità urbana, che rappresenta la quota più piccola della Mobility in Italia, nel 2020 ha subito un rallentamento. In particolare, il trasporto su taxi (-60%), che però nel 2021 ha recuperato portandosi a circa due terzi del 2019.
Quanto al Trasporto Pubblico Locale, che partiva da un valore di 3,9 miliardi, nel 2021 si ferma poco sotto i due terzi dei valori pre-pandemia.
Al contrario, la pandemia ha favorito anche nel 2021 l’utilizzo del mezzo privato, con risultati meno negativi per l’intero comparto, dai pedaggi autostradali (-22%), alla sosta su strisce blu (-35%), o in struttura e ZTL.

Gli strumenti di pagamento

Il contante si conferma anche nella Mobility lo strumento preferito dai consumatori, soprattutto per il pagamento dei servizi di breve percorrenza e per il pagamento della sosta, caratterizzati da scontrini medi ridotti e da un’esperienza di acquisto che avviene tipicamente nel canale offline, ossia in prossimità della cassa.
Un esempio è il mercato della sosta su strada negli stalli strisce blu, dove la quasi totalità dei pagamenti avviene in contanti (91% del transato nel 2020).
Fanno eccezione i trasporti a lunga percorrenza, caratterizzati da scontrini medi più elevati e da un canale online più sviluppato. Un esempio è il mercato dell’autobus a medio-lungo raggio, dove le carte e i wallet valgono il 71% del transato nel 2021, e il 56% dei pagamenti viene effettuato online.

Ripresa economica: l’analisi della Banca d’Italia

Alla fine del 2021 la ripresa economica dalla crisi causata dalla pandemia si è rafforzata negli Stati Uniti e in altri paesi avanzati, mentre nell’area dell’euro il prodotto ha decisamente decelerato. Secondo il Bollettino Economico n. 1 del 2022 della Banca d’Italia la recrudescenza della pandemia e le strozzature dal lato dell’offerta pongono rischi al ribasso per la crescita. L’inflazione è ulteriormente aumentata quasi ovunque, e nell’area euro è al massimo dall’avvio dell’Unione monetaria, a causa degli eccezionali rincari energetici. Ma le previsioni dell’Eurosistema indicano un graduale rientro delle pressioni inflazionistiche nel corso dell’anno. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ritiene infatti che i progressi della ripresa economica, e quelli verso il conseguimento dell’obiettivo di inflazione nel medio termine, consentano una graduale riduzione del ritmo degli acquisti di attività finanziarie.

In Italia la crescita ha rallentato. Sale l’inflazione

L’orientamento della politica monetaria resterà quindi espansivo, e la sua conduzione flessibile e aperta a diverse opzioni in relazione all’evoluzione del quadro macroeconomico.
In ogni caso, in Italia la crescita ha rallentato, e l’inflazione risente dei rincari energetici
L’inflazione è salita, sospinta appunto dalle quotazioni dell’energia, ma al netto delle componenti volatili resta moderata. E gli aumenti dei costi di produzione si sono trasmessi finora in misura modesta sui prezzi al dettaglio. Sulla base dei modelli della Banca d’Italia, nel quarto trimestre del 2021 il Pil avrebbe registrato una crescita attorno al mezzo punto percentuale, in rallentamento rispetto ai due trimestri precedenti, caratterizzati da una forte espansione dell’attività.

La manovra di bilancio prevede interventi espansivi per il triennio 2022-24

Al contempo, è proseguito il recupero dell’occupazione, le condizioni di offerta del credito restano distese, e la qualità degli attivi bancari si mantiene elevata. Secondo le informazioni preliminari disponibili, nel 2021 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche sarebbe sceso sia rispetto all’anno precedente sia rispetto alle ultime stime del governo. Anche il rapporto tra il debito e il prodotto avrebbe registrato una dinamica più favorevole delle attese. Di fatto, la manovra di bilancio per il triennio 2022-24 è espansiva. La crescita del Pil proseguirà nei prossimi tre anni, e l’inflazione nel medio termine si ridurrà.

Le proiezioni macroeconomiche per l’Italia

Il Pil recupererebbe intorno alla metà di quest’anno i livelli precedenti la pandemia. In media d’anno il prodotto aumenterebbe del 3,8% nel 2022 e a ritmi più bassi nel biennio successivo. I prezzi al consumo invece quest’anno salirebbero del 3,5% per i rincari dei beni energetici, che tuttavia si attenuerebbero gradualmente esaurendosi verso la fine dell’anno. L’inflazione si attesterebbe su valori moderati nel biennio successivo. Nel breve termine le previsioni sono connesse con l’evoluzione delle condizioni sanitarie e con le tensioni sul lato dell’offerta. Nel medio termine, le proiezioni rimangono condizionate alla piena attuazione dei programmi di spesa inclusi nella manovra di bilancio e alla realizzazione completa e tempestiva degli interventi previsti dal PNRR.

Le italiane sono più attente alla sostenibilità degli uomini

Sono le donne italiane a essere più virtuose rispetto agli uomini in relazione ai temi della sostenibilità, ma anche i giovani più degli anziani e chi abita in un condominio rispetto a chi vive in abitazioni singole. A confermarlo è lo studio Efficienza energetica e comportamenti individuali e comunitari in Italia, condotto dal dipartimento Psicologia Sociale dell’Università Statale di Milano e dal dipartimento Unità Efficienza Energetica dell’Enea. L’analisi ha l’obiettivo di indagare quali sono i meccanismi psicologici che spingono ad attuare comportamenti efficaci nei consumi domestici, che possano a loro volta aiutare a migliorare le politiche energetiche.

Il genere maschile è più scettico sull’impatto dei comportamenti singoli

Lo studio è stato condotto su un campione di famiglie in Lombardia, di cui sono stati esaminati azioni e interventi messi in atto negli ultimi cinque anni per ridurre la propria bolletta energetica, nell’ambito della campagna nazionale sull’efficienza energetica Italia in Classe A, promossa dal ministero della Transizione ecologica. E secondo lo studio la sostenibilità abita più nel gentil sesso, che a quanto pare ha una maggiore percezione di efficacia delle proprie azioni individuali. Il genere maschile invece è più scettico sul reale impatto dei comportamenti del singolo sul sistema sociale nel complesso. Le donne, ad esempio, indossano abiti più pesanti in inverno e utilizzano i grandi elettrodomestici a pieno carico convinte di ridurre i consumi energetici.

Anziani sensibili a risparmiare elettricità e acqua per finalità economiche

Lo studio evidenzia inoltre come all’interno di un unico nucleo familiare spesso convivano diverse subculture energetiche, derivanti da variabili come genere, età, tipologia di abitazione e impegno sui temi della sostenibilità. Gli anziani sono sensibili al risparmio di elettricità e acqua per finalità economiche, mentre i più giovani lo sono per un approccio più ideologizzato, con una maggiore cultura della sostenibilità, più aperta al cambiamento. Quanto alla mobilità sostenibile, è centrale per i dipendenti part-time, lo sharing (condivisione di servizi) e il risparmio energetico per i lavoratori autonomi, mentre la condivisione dei servizi è importante per i lavoratori dipendenti full-time.

La sostenibilità influenza le decisioni di consumo degli italiani

Gli italiani in generale sono,  riporta Ansa, tra i più sostenibili in Europa per scelte d’acquisto e consapevolezza sui consumi. Un sondaggio del Gruppo Bsh (azienda mondiale nel settore degli elettrodomestici) ha evidenziato come 9 italiani su 10 si informano sulle caratteristiche di sostenibilità prima e durante l’acquisto di un grande elettrodomestico soprattutto attraverso l’etichetta energetica del prodotto (60%). Ma anche attraverso la consulenza di un commesso (56%) o i siti di confronto online (53%). La sostenibilità influenza le decisioni di consumo di più di tre quarti degli italiani, collocando l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Spagna.

Mercato del lavoro, in Lombardia riprendono le assunzioni

Buone notizie per quanto riguarda il mercato del lavoro lombardo: come peraltro confermato anche dai dati Istat, nella Regione sono riprese le assunzioni, bilanciando almeno parzialmente lo stallo del 2020. L’Istituto Nazionale di Statistica segnala che nel terzo trimestre 2021 c’è stata una crescita del numero di occupati sia in Italia (+2,2% su base annua) che al Nord (+2,1%), mentre il report di Unioncamere Lombardia, con informazioni sui flussi in entrata e in uscita dal mercato del lavoro, provenienti dalle Comunicazioni Obbligatorie, evidenzia nel terzo trimestre 2021 un saldo positivo di circa 25 mila posizioni tra contratti avviati (446 mila) e cessati (421 mila). Si tratta di un dato in lieve ridimensionamento rispetto all’anno scorso, per via della maggiore crescita delle cessazioni (+25,7%) rispetto agli avviamenti (+21,5%); va però ricordato che nel 2020 gli avviamenti – e soprattutto le cessazioni – erano fortemente ridotti per effetto dell’emergenza sanitaria e dei provvedimenti nazionali a difesa dell’occupazione (cassa integrazione, divieto di licenziamento, ecc.). Il confronto con il 2019 mostra invece un miglioramento del saldo nel terzo trimestre 2021: la variazione di avviamenti e cessazioni, positiva in entrambi i casi, appare infatti più marcata per i primi (rispettivamente +8,4% e +5,2%). 

I contratti a termine sono la maggior parte dei nuovi ingressi

Il saldo positivo è frutto quasi esclusivamente della crescita dei contratti a termine (+31 mila), mentre si conferma negativa la dinamica delle posizioni a tempo indeterminato (-8 mila). La crescita di posti di lavoro si concentra nel commercio e nei servizi (+26 mila) che rappresentano il comparto di gran lunga prevalente dal punto di vista dimensionale con il 75% degli avviamenti, ma il saldo risulta positivo anche negli altri settori con la sola eccezione dell’industria (-3 mila). Il confronto con il 2019 vede un miglioramento del saldo in tutti i comparti, tranne che per l’agricoltura; gli avviamenti risultano in sensibile crescita, in particolare nelle costruzioni (+22,2%).

Calano le ore di Cassa Integrazione

Un altro segnale positivo è il percorso di rientro delle ore autorizzate di Cassa Integrazione dopo il picco del 2020: il calo su base annua è pari al -55,7%, anche se i valori assoluti sono ancora elevati rispetto alla serie storica precedente. Commenta così Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia: “La ripresa del mercato del lavoro lombardo non si ferma e in alcuni certi settori, come l’edilizia, appare particolarmente intensa. I dati del terzo trimestre 2021 evidenziano anche un incremento fisiologico delle cessazioni rispetto ai livelli eccezionalmente bassi dell’anno scorso, quando erano in vigore i provvedimenti di salvaguardia nazionali”.

Google trend 2021: in Italia i più “cercati” sono Green Pass e la Carrà

Anche quest’anno Google ha pubblicato come il consueto report Un Anno di Ricerche 2021, che allarga lo sguardo su personaggi, domande, argomenti più in risalto rispetto allo scorso anno, offrendo così un punto di vista sui tempi in cui viviamo. Ma cosa hanno cercato su Google gli italiani nel 2021, un anno segnato ancora dalla pandemia, ma anche dai tanti successi sportivi? Nella lista delle parole più digitate dagli italiani negli ultimi 12 mesi nelle prime posizioni spiccano il Green Pass e Raffaella Carrà, la cui scomparsa il 5 luglio scorso ha commosso tutta l’Italia. In un anno così importante per lo sport italiano, tra le parole top non mancano però gli Europei e Christian Eriksen, il calciatore danese che ha avuto un arresto cardiaco in campo, oltre a Champions League e Serie A. E tra gli eventi, il tennis, con Roland Garros, Wimbledon e Matteo Berrettini.

Dallo sport allo spettacolo alla politica fino agli addii più popolari 

Tra i personaggi del 2021 che hanno segnato il picco di traffico sul motore di ricerca ci sono ancora tanti sportivi, come Donnarumma, Janik Sinner, Federica Pellegrini, Marcell Jacobs, mentre nello spettacolo i Maneskin e Orietta Berti. E nella politica Mario Draghi e Giuseppe Conte, attuale ed ex primo ministro, riporta Ansa. Googlare è ormai una parola inserita nel vocabolario Treccani, e se tra i clic più di moda in cima alla classifica Google Trend spiccano “come fare il Green Pass” e Raffaella Carrà, tra gli addii più popolari, un po’ a sorpresa, al secondo posto c’è Michele Merlo, seguito da Franco Battiato e Gino Strada. Insomma, tra i Google Trend 2021 non c’è solo la pandemia nelle ricerche online italiane.

La Dad, la pizza e il Ddl Zan

Segno dei tempi, come scrive Leggo, nella lista di Google c’è anche Classroom, il programma per la didattica a distanza, incubo di milioni di famiglie durante questa pandemia, e quindi cliccatissimo. E la cucina, un tema che dal lockdown del 2020 in poi ha conquistato gli italiani? ‘Come fare la pizza in casa’ batte ‘come fare il pesto’ e ‘come fare la besciamella’, evidentemente sempre amata dagli italiani. Tra i ‘perché’ vince invece ‘Conte si dimette’, seguito da ‘non funziona WhatsApp’, e tra il ‘cosa significa’ svetta il Ddl Zan. Ma sul podio anche ‘zona rossa rafforzata’ e ‘resilienza’. Insomma, una fotografia dell’Italia 2.0 mai così veritiera.

Il mercato immobiliare italiano è in ripresa

Nel 20121 il mercato immobiliare italiano conferma la ripresa cominciata più di un anno fa, e restituisce segnali di ottimismo.
A determinare la spinta all’acquisto immobiliare, legata soprattutto all’intenzione di migliorare la propria condizione abitativa, sono state soprattutto la capacità di rilancio dell’economia italiana, favorita anche dalle risorse del PNRR, e una guida delle istituzioni percepita come salda e credibile.  È quanto emerge dal 3° Rapporto sul Mercato Immobiliare 2021 di Nomisma. Tuttavia, secondo l’analisi, per valutare correttamente la capacità di resistenza e ripresa dimostrate dal mercato sarà necessario aspettare che lo scenario si normalizzi. Solo con il tempo, infatti, sarà possibile capire se questa crescita è destinata a proseguire oppure a ridimensionarsi.

Acquisto prima casa e tendenza alla suburbanizzazione

Di fatto, sono oltre 3,3 milioni i nuclei familiari che hanno deciso di intraprendere la ricerca di una nuova abitazione, e l’intento è principalmente la sostituzione della prima casa. In particolare, confrontando il primo semestre 2021 con il primo semestre 2019 il mercato delle compravendite è cresciuto del 23,6%, e i mercati di provincia hanno contribuito in maniera significativa a questo incremento. Una tendenza nata soprattutto nel periodo di lockdown, durante il quale molti italiani hanno maturato e rafforzato alcune esigenze, come una maggiore segmentazione degli spazi e l’implementazione di soluzioni tecnologiche all’interno dell’ambiente domestico. Inoltre, la pandemia ha rimesso al centro il tema della qualità dell’abitare (più spazio, salubrità, connettività e minori costi energetici), tendenza che in parte si è riflessa nello spostamento della domanda verso localizzazioni suburbane.

Il ruolo del credito

L’andamento positivo del mercato, tuttavia, non è dovuto a un aumento del potere d’acquisto degli italiani, come si evince dalla dipendenza da mutuo di molti nuclei familiari, ma dal credito degli istituti bancari, senza il qual una parte significativa della domanda non potrebbe essere soddisfatta. È infatti proprio nell’atteggiamento accomodante delle istituzioni finanziarie che secondo Nomisma vanno ricercate le ragioni di un rimbalzo tanto repentino quanto consistente del settore. Inoltre, i temi della riqualificazione energetica degli immobili, come il Superbonus, e il supporto agli under 35 per i mutui prima casa rappresentano due aspetti fondamentali per la ripresa del mercato immobiliare.

Congiuntura immobiliare e mercati

Un altro tema centrale è quello della domanda di locazione, che nel 2021 non ha recuperato i livelli pre-pandemia ma rispetto al primo semestre dell’anno, è aumentata mediamente del 3,5%. In ogni caso, l’evoluzione dei prezzi degli immobili in ambito residenziale ha beneficiato dell’intensificarsi della domanda abitativa. In questo settore, su base annua, la variazione media dei prezzi è pari a +1,6%, con differenze, anche notevoli, sui vari mercati. Si va infatti dal +4,1% registrato da Milano al -1,2% di Palermo. I tempi medi di assorbimento degli immobili in vendita cambiano però in base alla tipologia: in media sono necessari 5,5 mesi per le abitazioni e 9 mesi per uffici e negozi. 

Boom di e-bike, ma l’automobile rimane la preferita dagli italiani

Da quanto emerge dal 18° Rapporto Audimob sulla mobilità, presentata al convegno organizzato da Isfort, CNEL e MIMS – Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, in Italia la mobilità post-Covid non è cambiata molto rispetto a prima dell’emergenza sanitaria. Salvo l’emergente passione per e-bike e mobilità green gli italiani continuano infatti a prediligere lo spostamento con l’auto tradizionale snobbando il trasporto pubblico.
“Le scelte di mobilità sono molto volatili – commenta il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini -. La vera questione è se nel 2022 ci sarà una domanda diversa di mobilità, anche a causa dello smart working”.

Cresce il parco dei mezzi elettrici, ma oltre 12 milioni di auto sono ‘vecchie’

L’indagine evidenzia comunque una crescita del parco dei mezzi elettrici, arrivati a 83.463 auto (+57% rispetto a fine 2020), 18.635 ciclomotori (+12,3%), 12.471 scooter e moto (+32,7%), 8.352 quadricicli (+18,2%). In ascesa anche l’immatricolazione delle auto ibride, che supera il diesel e fa conquistare all’Italia il podio in Europa. Ma nonostante le velleità green degli italiani, il parco circolante è ancora vetusto, con oltre 12 milioni di auto, quasi un terzo del totale, che non superano lo standard emissivo Euro 3. Le alimentazioni a benzina e gasolio riguardano infatti oltre 35 milioni di auto, quasi il 90% del totale, mentre le auto ibride sono 550mila e quelle elettriche poco più di 50mila. Tuttavia, nelle immatricolazioni 2020 la quota di auto elettriche e ibride è stata pari a quasi il 20% del totale.

Mobilità condivisa, +35mila monopattini elettrici

Una parte degli italiani però ha scelto un mezzo più ecologico, incentivato anche dai bonus, e ha acquistato una e-bike. Secondo i dati Ancma, nel 2020 sono state vendute in Italia oltre 2 milioni di biciclette, di cui 280mila e-bike (+17% rispetto al 2019), e nei primi sei mesi del 2021 ne sono state vendute 157.000 (+12% rispetto allo stesso periodo del 2020). Quanto alla mobilità condivisa, il 2020 è stato un anno di luci e ombre. La flotta complessiva di veicoli è cresciuta del 65%, con un parco disponibile di 85mila mezzi, ma si tratta di un incremento quasi interamente imputabile ai monopattini elettrici (+35mila), riporta Teleborsa. 

Il Tpl perde oltre il 50% dei passeggeri

Gli italiani continuano però a snobbare il trasporto pubblico locale, riferisce Ansa, e a intasare le strade con auto datate. Insomma, l’auto resta il mezzo preferito degli italiani e l’autobus entra in crisi, dimezzando la propria quota modale (dal 10,8% al 5,4%) e perdendo oltre il 50% dei passeggeri. Una tendenza che secondo le previsioni Audimob è destinata a proseguire, complici le norme di distanziamento, la paura dei contagi e lo smart working che di fatto ha ridisegnato la mobilità dei cittadini. Gli smart workers si muovono infatti molto più a piedi o in bicicletta e meno con i mezzi motorizzati, che sia l’auto o il trasporto pubblico.

Il 2030 secondo i giovani: un futuro tecnologico, inclusivo e sostenibile

Dalla ricerca Next Gen 2030BNP di Paribas Cardif, condotta sui giovani tra15-30 anni, emerge una visione ottimista: oltre due intervistati su tre (73%) sono convinti che nel 2030 si vivrà meglio, e con un profondo senso di ‘umanesimo’. E se le nuove tecnologie rivoluzioneranno il mondo del lavoro, con pc intelligenti, assistenti vocali e sistemi di monitoraggio del benessere del lavoratore (32%), lo smartworking sarà alternato alla presenza (52%), se non addirittura preponderante (34%). Ma i ragazzi sono convinti anche che vivremo in una società in cui le discriminazioni di genere saranno superate (35%), l’aspetto fisico non sarà più fondamentale (32%) e avere una donna alla Presidenza della Repubblica o del Consiglio (26%) sarà la normalità.

Più efficienza nelle strutture ospedaliere

Nel 2030 i giovani immaginano anche ospedali dotati di sale operatorie intelligenti, con assistenti virtuali e tecnologie integrate (31%). Il cambiamento atteso riguarda però tutto il mondo della sanità, che nella visione delle nuove generazioni riuscirà a riconvertire lo sforzo per lo studio dei vaccini anche per combattere altre malattie (46%). Quanto alla scuola, invece, metà degli intervistati (51%) crede che cambieranno le materie studiate, in un modello che prevede alcuni giorni in DAD (36%), o in strutture in stile campus/college americano (29%). Anche qui torna il leitmotiv dell’AI, che per il 62% rappresenterà il corso universitario del futuro.

Città più a misura d’uomo

Quanto ai rischi del futuro, per la Next Gen al primo posto ci sono quelli cyber (43%), seguiti dai danni provocati dal malfunzionamento della guida autonoma (32%) e da nuove pandemie (27%). In generale però un’evoluzione in positivo della società sembra essere quasi inevitabile, con un impatto anche sull’organizzazione delle città, che diventeranno più a misura d’uomo, soprattutto della popolazione con esigenze specifiche, come mamme, anziani, disabili (33%), e sulla mobilità, con un’AI che gestirà il traffico anche tramite semafori intelligenti (24%). Lo stesso ottimismo non si riscontra sempre per l’ambiente. Se da una parte molti immaginano la scoperta di nuove tecniche per riciclare e riutilizzare i prodotti (41%), non mancano i pessimisti che prevedono un peggioramento del riscaldamento globale e dell’inquinamento (31%).

Ognuno avrà il suo social personale

La digitalizzazione già avviata nell’universo dei pagamenti compirà poi un ulteriore passo verso l’economia cashless (51%) e l’e-commerce diventerà la modalità d’acquisto dominante (40%), ma anche l’esperienza fisica potrebbe migliorare grazie a negozi senza casse (24%) o alla vendita a domicilio su appuntamento (24%). Quanto al mondo dei social, secondo il 32% dei giovani intervistati i social attuali non esisteranno più, e c’è chi crede che ognuno avrà il suo social, impostato come desidera (23%). E in casa? Si immaginano tv più grandi e sottili da stendere e srotolare sul muro (36%), le abitazioni diventeranno tecnologiche (43%), salubri, con sistemi di purificazione dell’aria e di riduzione del rumore (37%) e alimentate esclusivamente da energie rinnovabili (36%).

Videogiochi, un settore su cui investire

Siamo un popolo di giocatori, ma anche di sviluppatori. E potremmo esserlo ancora di più, soprattutto investendo sul valore sociale del gaming un’ampia fetta dei contributi del Pnrr. Per spiegarsi meglio, nel nostro Paese nel 2020 le vendite di videogiochi hanno raggiunto il valore di 2,2 miliardi di euro, con una crescita del 21,9% rispetto all’anno prima. Il comparto produttivo italiano di questo specifico settore raccoglie 160 imprese che impiegano 1.600 addetti (di cui il 79% ha un’età inferiore ai 36 anni) e generano un fatturato di 90 milioni di euro. “È un comparto che condensa talento, creatività, innovazione e presenta ancora ampi margini di sviluppo”, spiega una nota del Censis, che ha realizzato la ricerca “Il valore economico e sociale dei videogiochi in Italia” in collaborazione con IIDEA – Italian Interactive Entertainment Association – l’associazione che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia.

Investimenti che ritornerebbero subito

Secondo le previsioni del Censis, investendo nel gaming 45 milioni di euro in cinque anni (la somma prevista dal Pnrr alla voce finanziamento delle piattaforme di servizi digitali per gli sviluppatori e le imprese culturali), il fatturato delle imprese italiane del settore salirebbe a 357 milioni di euro nel 2026. Un intervento simile creerebbe nei cinque anni 1.000 posti di lavoro qualificato per i giovani, attiverebbe complessivamente 360 milioni di euro di investimenti privati e genererebbe 81 milioni di gettito fiscale aggiuntivo. D’altronde, segnala ancora la ricerca, i nostri connazionali credono che questo sia un comparto di valore e dalle grandi potenzialità. Per il 59,4% il settore è in grado di generare tanti nuovi posti di lavoro, soprattutto a vantaggio dei giovani. Per il 57,9% il talento e la creatività degli sviluppatori italiani renderanno il gaming un ambasciatore nel mondo del made in Italy. Per il 54,2% (e il dato sale al 58,9% tra i laureati) lo sviluppo del settore contribuisce alla ripresa economica nazionale. Insomma, altro che un semplice gioco.

Così si allenano anche le soft skills

I nostri connazionali sono anche convinti che il gaming abbia un valore anche l’oltre l’intrattenimento. Per il 71,6% degli italiani (e addirittura l’85,9% dei giovani) i videogiochi sono divertenti e fanno trascorrere il tempo in modo piacevole. Il 68,2% (con punte fino all’82,1% tra i giovani) li ritiene coinvolgenti, perché sanno appassionare e trasmettono emozioni. Il 60,8% li trova intuitivi e facili da utilizzare. Per il 52% (il 70,9% tra i giovani e il 58,6% tra i laureati) aiutano a sviluppare nuove abilità, come risolvere problemi o prendere decisioni in maniera veloce. Per il 42,2% i videogiochi favoriscono la socializzazione, perché incoraggiano le attività di gruppo.